Nuvole senza Messico

Il pezzo di Giorgio Canali mi ha fatto ricordare che volevo provare a fare una cosa

Sto ascoltando Nuvole senza Messico ripetutamente da diversi giorni. La canzone mi piace, in particolare resto affascinato e colpito ogni volta dal testo. Ogni frase ha un uso delle parole che mi stupisce in continuazione. Mi trovo a rileggere nel testo l’accostamento ardito, forte e provocatorio di alcune immagini. Mi sembra di sentirle sulla pelle. Allo stesso modo il pezzo racchiude una disillusa dolcezza e una disincantata rassegnazione che crea un misto di conforto e comprensione.

Questa sera, all’ennesimo ascolto, mi è tornata in mente una cosa che faceva Antonio Bitti con Pinterest e per la quale lo avevo intervistato. Raccoglieva brani di romanzi e li accostava a immagini che metteva insieme in una board. La cosa che mi aveva affascinato. Era come riuscisse con delle immagini a dare un’iconografia all’intero testo da cui di volta in volta estrapolava le citazioni. Avevo provato a riprodurre questa cosa con una classe, quando lavoravo in una biblioteca scolastica. Il progetto aveva funzionato e mi ero ripromesso di farlo di nuovo, ma non c’è più stata l’occasione.

Quindi ho deciso di provarci io, con questa canzone. È venuta fuori questa cosa qui
(dentro ogni immagine c’è parte del testo della canzone, la trovate tutta qui)

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The Jinx: The Life and Deaths of Robert Durst | La serie dell’anno

HBO ha nuovamente fatto la serie dell’anno. Anche se non è proprio una normale serie tv. È un documentario di sei puntate che racconta la vita, pazzesca, di Robert Durst, ricco imprenditore immobiliare di Manhattan.

La storia è veramente una storia pazzesca; non c’è trama di film così avvincente, e personaggio così complesso e misterioso. Se fosse stato un film avrebbe vinto il premio come miglior sceneggiatura e miglior attore protagonista. Robert Durst inquieta e diverte allo stesso tempo, non si capisce se è matto o perfettamente lucido, non sai mai se mente o dice la verità.

La sua storia è talmente paradossale che risulta ovvia, oppure è talmente ovvia da essere totalmente paradossale. Un uomo sospettato della scomparsa della moglie 30 anni fa, un uomo accusato di altri due omicidi -la sua migliore amica e il suo vicino di casa- che non si riesce a capire mai fino alla fine se sia il killer più spietato o la persona più sfortunata del mondo.

HBO ha fatto la serie dell’anno perchè ha raccontato tutto ciò magistralmente. Guardando le 6 puntate della serie spesso viene voglia di dire: “ma no, non può essere vero!”, “ma come è possibile che non…“, “questo è matto“, “questo è un genio del male“, “pazzesco, assurdo!”

È la serie dell’anno, perchè la realtà e il regista Jarecki hanno regalato un finale di serie che non si era mai visto per livello di intensità emotiva e di coinvolgimento.

The Jinx: The Life and Deaths of Robert Durst, non perdetelo, una storia pazzesca.

Poi se volete sapere come è finita, guardate -SPOILER- qui, ma solo dopo aver visto la serie

L’abilità esoterica di dedurre l’orario da un orologio rotto

L’orologio sul muro, che a Doc ricordava i tempi delle elementari a San Joaquin, segnava un’ora che non poteva essere quella giusta. Aspettò che le lancette si muovessero, ma non si mossero: dal che dedusse che l’orologio era rotto, e che forse lo era da anni. Cosa che non gli creava nessun problema, perchè già da molto tempo Sortilège gli aveva insegnato l’abilità esoterica di dedurre l’orario da un orologio rotto. La prima cosa da fare era accendere uno spinello, un gesto che nel Palazzo di Giustizia poteva sembrare assurdo, ma di certo non in un luogo appartato come quello -chissà, forse anche fuori dalla giurisdizione della Narcotici locale- anche se, solo per tranquillità, si accese anche un sigaro De Nobili riempiendo il bigigattolo di una nuvola precauzionale del classico fumo preferito dalla mafia. Dopo aver respirato un po’ di cannabis alzò lo sguardo verso l’orologio che infatti adesso segnava un’ora differente, sebbene potesse anche dipendere dal fatto che Doc si era dimenticato dove erano posizionate prima le lancette.

Vizio di Forma / Thomas Pynchon, Einaudi, p. 360

20 sigle più belle delle serie tv

Ecco le 20 sigle più belle delle serie tv che in questi anni ho guardato. È una raccolta, non una classifica, quindi sono ordinate per come mi sono venute in mente, niente di più.

Peaky Blinders

Misfits

Justified

Sons of Anarchy

(qui la versione irlandese, e chi ha visto la serie sa perchè)

Boardwalk empire

Dexter

Chicago code

Shameless

Weeds

Game of thrones

True detective

The wire

The sopranos

Halt and catch fire

Black sails

Outlander

C.S.I. Las Vegas

Community

The L-World

Boris

Peaky Blinders

peaky blinders

-Siamo chiusi, signor Shelby.
-Portami da bere.
-Vuole che me ne vada?
-Sono venuto qui per avere compagnia. Dov’e’ Harry?
-Si e’ preso la serata libera. E’ andato al cinematografo. Come sta quel bellissimo cavallo?
-Gli ho appena piantato una pallottola in testa.
-Era zoppo?
-Mi ha guardato storto. Non e’ una grande idea guardare storto Tommy Shelby.
-Che spreco.
-Gia’. E’ proprio vero, e’ stato uno spreco. Sai, in Francia… in Francia mi sono abituato a vedere morire gli uomini.
Non mi sono mai abituato a vedere morire i cavalli. Muoiono in modo atroce.
-Ho trovato un vestito, come mi aveva chiesto.
-Grazie.
-Andremo a Cheltenham? A Cheltenham c’e’ un evento importante, giusto?
-Ci sara’ il Re, li’.
-Re Giorgio?
-No. Re Billy Kimber… con tutti i suoi uomini.
-E io cosa dovro’ fare?
-Per due sterline, farai quello che ti chiedo di fare.
-Ne voglio tre. Se devo incontrare un Re… non voglio indossare un vestito da due soldi. E le avevo chiesto di lasciarmi cantare. Ora anche questo fa parte dell’accordo.
-Da quando? Da quando ha abbozzato un sorriso.
[…]

-Allora, cosa canti?
-Quello che vuole.
-Va bene. Sali su una sedia.
-Ok. Allegra o triste?
-Triste.
-Va bene. Ma la avverto… le spezzero’ il cuore.
-E’ gia’ stato spezzato.

[Peaky Blinders, s01e02]

perchè mi piace don’t tell me di madonna

La realtà è che non ho molto da dire a riguardo. Perchè quello che avrei da dire sarebbe un tentativo di tradurre tutte le emozioni, le sensazioni e le pulsioni che si accendono in me quando guardo questo video. Sono sentimenti anche parecchio diversi tra loro e talvolta contrastanti. C’è l’allegria e la spensieratezza di un ballo country collettivo, con quei passi tipici e standard della ballo country, che vien voglia di afferrare un boccale di birra fresca e schiumosa e salire sulla tavolata di legno con gli stivali da vaccaro e il cappello a tesa larga; c’è il fascino del contrasto tra ritmi sincopati e melodie tradizionali; c’è, non lo si nasconde, una pulsione erotica di un certo qual livello, dato il soggetto danzante e cantante, e il modo in cui canta, ma soprattutto danza. C’è anche -non so- una semplice gioia. Una gioia basica, di bassa intensità, elementare. La gioia di una cosa che piace, senza troppe riflessioni o giudizi. Piace, istintivamente.

baricco: proust. sulla scrittura. palladium lectures

Valgono tutte le cose che riguardano Baricco e che più volte ho scritto qui, e detto altrove. Resta il fatto che quello che fa, e come lo fa, ogni volta mi conquista. Resta il fatto che questa volta è andato a pescare Marcel Proust. Se si parla di Proust, insomma, fermi tutti: c’è Proust in scena. E’ un po’ come guardare un cielo stellato in una notte d’estate: ci sono tante stelle, sì!, e guarda come sono luminose, eccome!, e guarda quella costellazione là, e la via lattea lì. Le guardi tutte quelle stelle belle e galassie lontane e sai che le puoi guardare in ogni notte limpida e tersa. Se passa una cometa, però, una di quelle con la scia che passano vicino alla Terra solo una volta ogni decina e decina di secoli, beh allora ti organizzi per non perdertela. Ecco Proust è questo: una cometa, di quelle che non puoi perderti, mai nella vita.

Baricco parla di Proust -della sua scrittura, della sua tecnica, del suo pensiero- come solo Baricco sa fare (e forse come l’unica cosa che gli riesce veramente bene). Quindi il fatto che sia Baricco a parlarne poca importa, se non per il piacere estetico nell’ascoltarlo; quello che conta è che c’è Proust sulla scena.

Io sto leggendo Proust. Già qui c’è da fare una premessa. Leggere un libro spesso viene visualizzato nella nostra mente come: prendi un oggetto chiamato libro, lo apri da destra verso sinistra, inizi a leggere la prima pagina, prosegui pagina dopo pagina, a intervalli di tempo piuttosto frequenti, finchè le pagine non sono finite così come la storia in esse raccontata. Per me leggere Proust ha significato rivoluzionare questo concetto di lettura. Sto leggendo i suoi libri da anni ormai, e non sono nemmeno a metà della recherche. La cosa stupefacente è che non mi interessa il segmento di tempo che intercorre da quando ho aperto il primo volume a quando -forse- chiuderò l’ultimo.Perchè è una fame in un contesto di sazietà quella che spinge a proseguire; basterebbe aprire a caso, leggere una qualsiasi frase per rendersi conto, subito e in maniera irrevocabile, di chi fosse Proust e di cosa significhi leggere le sue frasi. In questa lezione Baricco lo mostra e lo spiega con evidenza.

Al termine di ogni sua lettura ho gli occhi gonfi di lacrime, perchè quella cometa, diavolo!, è dannatamente luminosa, acceca, incanta, ogni volta. Se avete paura, beh, fate bene ad averne, se siete spaventati dal fatto che non lo finirete mai avete sicuramente dei buoni motivi per credere che sarà proprio così, se non lo iniziate perchè non arriverete mai in fondo, fate male, perchè vi perdete una cometa che di sicuro è passata una sola volta, e chissà se mai ne passerà un’altra. qui trovate qualche piccolo assaggio:

http://video.repubblica.it/dossier/baricco-palladium-lectures/baricco-proust-sulla-scrittura-la-lezione-integrale/116796/115242

Sul fatto, infine, che Baricco concluda con Celine facendo pendere la bilancia quasi dalla parte dell’autore de Il viaggio al termine della notte, la sua è un’operazione voluta e un poco meschina, attribuibile a una sana invidia, comprensibile e perdonabile.