baricco: proust. sulla scrittura. palladium lectures

Valgono tutte le cose che riguardano Baricco e che più volte ho scritto qui, e detto altrove. Resta il fatto che quello che fa, e come lo fa, ogni volta mi conquista. Resta il fatto che questa volta è andato a pescare Marcel Proust. Se si parla di Proust, insomma, fermi tutti: c’è Proust in scena. E’ un po’ come guardare un cielo stellato in una notte d’estate: ci sono tante stelle, sì!, e guarda come sono luminose, eccome!, e guarda quella costellazione là, e la via lattea lì. Le guardi tutte quelle stelle belle e galassie lontane e sai che le puoi guardare in ogni notte limpida e tersa. Se passa una cometa, però, una di quelle con la scia che passano vicino alla Terra solo una volta ogni decina e decina di secoli, beh allora ti organizzi per non perdertela. Ecco Proust è questo: una cometa, di quelle che non puoi perderti, mai nella vita.

Baricco parla di Proust -della sua scrittura, della sua tecnica, del suo pensiero- come solo Baricco sa fare (e forse come l’unica cosa che gli riesce veramente bene). Quindi il fatto che sia Baricco a parlarne poca importa, se non per il piacere estetico nell’ascoltarlo; quello che conta è che c’è Proust sulla scena.

Io sto leggendo Proust. Già qui c’è da fare una premessa. Leggere un libro spesso viene visualizzato nella nostra mente come: prendi un oggetto chiamato libro, lo apri da destra verso sinistra, inizi a leggere la prima pagina, prosegui pagina dopo pagina, a intervalli di tempo piuttosto frequenti, finchè le pagine non sono finite così come la storia in esse raccontata. Per me leggere Proust ha significato rivoluzionare questo concetto di lettura. Sto leggendo i suoi libri da anni ormai, e non sono nemmeno a metà della recherche. La cosa stupefacente è che non mi interessa il segmento di tempo che intercorre da quando ho aperto il primo volume a quando -forse- chiuderò l’ultimo.Perchè è una fame in un contesto di sazietà quella che spinge a proseguire; basterebbe aprire a caso, leggere una qualsiasi frase per rendersi conto, subito e in maniera irrevocabile, di chi fosse Proust e di cosa significhi leggere le sue frasi. In questa lezione Baricco lo mostra e lo spiega con evidenza.

Al termine di ogni sua lettura ho gli occhi gonfi di lacrime, perchè quella cometa, diavolo!, è dannatamente luminosa, acceca, incanta, ogni volta. Se avete paura, beh, fate bene ad averne, se siete spaventati dal fatto che non lo finirete mai avete sicuramente dei buoni motivi per credere che sarà proprio così, se non lo iniziate perchè non arriverete mai in fondo, fate male, perchè vi perdete una cometa che di sicuro è passata una sola volta, e chissà se mai ne passerà un’altra. qui trovate qualche piccolo assaggio:

http://video.repubblica.it/dossier/baricco-palladium-lectures/baricco-proust-sulla-scrittura-la-lezione-integrale/116796/115242

Sul fatto, infine, che Baricco concluda con Celine facendo pendere la bilancia quasi dalla parte dell’autore de Il viaggio al termine della notte, la sua è un’operazione voluta e un poco meschina, attribuibile a una sana invidia, comprensibile e perdonabile.

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2 thoughts on “baricco: proust. sulla scrittura. palladium lectures

  1. Ho appezzato molto anch’io la lettura che Baricco fa di Proust, soprattutto per quel carattere di emotività che è in grado di trasmettere. Colgo nella sua presentazione tuttavia un errore intellettuale che onestamente non mi riesco a spiegare, proprio perché proviene da una persona “navigata” nella letteratura come lui. L’errore è semplice: confondere o misconoscere che le parole, la sintassi del brano da lui affrontato sono sì chiaramente di Proust, ma così come noi le leggiamo sono il frutto di una mediazione linguistica operata dal traduttore. E chiunque si intenda di linguaggio sa quale significato tale operazione abbia. Non parlo del contenuto, dell’intreccio, delle intenzioni di un testo (darei per scontato che siano uguali in tutte le versioni), ma quando si analizza il suono di una parola, la parola stessa, il ritmo di una frase, quindi il lato più linguistico del testo, e lo si fa “sezionando” ogni piccolo particolare, come sapientemente fa Baricco, non è – a mio avviso – ammissibile dimenticare questo fatto. Quantomeno bisogna farlo presente. Basta prendere in mano i classici nelle varie traduzioni che si susseguono nel corso degli anni per notarne le differenze, in primis di stile (scelta lessicale, sintattica, ecc.), e lo stesso vale per le varie versioni italiane di Proust (che fra l’altro sono anch’esse dei capolavori di traduzione).

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