The Jinx: The Life and Deaths of Robert Durst | La serie dell’anno

HBO ha nuovamente fatto la serie dell’anno. Anche se non è proprio una normale serie tv. È un documentario di sei puntate che racconta la vita, pazzesca, di Robert Durst, ricco imprenditore immobiliare di Manhattan.

La storia è veramente una storia pazzesca; non c’è trama di film così avvincente, e personaggio così complesso e misterioso. Se fosse stato un film avrebbe vinto il premio come miglior sceneggiatura e miglior attore protagonista. Robert Durst inquieta e diverte allo stesso tempo, non si capisce se è matto o perfettamente lucido, non sai mai se mente o dice la verità.

La sua storia è talmente paradossale che risulta ovvia, oppure è talmente ovvia da essere totalmente paradossale. Un uomo sospettato della scomparsa della moglie 30 anni fa, un uomo accusato di altri due omicidi -la sua migliore amica e il suo vicino di casa- che non si riesce a capire mai fino alla fine se sia il killer più spietato o la persona più sfortunata del mondo.

HBO ha fatto la serie dell’anno perchè ha raccontato tutto ciò magistralmente. Guardando le 6 puntate della serie spesso viene voglia di dire: “ma no, non può essere vero!”, “ma come è possibile che non…“, “questo è matto“, “questo è un genio del male“, “pazzesco, assurdo!”

È la serie dell’anno, perchè la realtà e il regista Jarecki hanno regalato un finale di serie che non si era mai visto per livello di intensità emotiva e di coinvolgimento.

The Jinx: The Life and Deaths of Robert Durst, non perdetelo, una storia pazzesca.

Poi se volete sapere come è finita, guardate -SPOILER- qui, ma solo dopo aver visto la serie

Silicon Valley: salvare il mondo dal data-geddon

 

La creazione di dati è in tremenda espansione. Con tutti questi selfie e file inutili che la gente si rifiuta di cancellare dal cloud. Il 92 percento dei dati mondiali è stato creato solamente negli ultimi due anni. Al ritmo attuale, la capacità globale di archiviazione dei dati si esaurirà entro la prossima primavera. Sarà una vera e propria catastrofe.
Carestie di dati, razionamento di dati… mercati neri di dati. Un algoritmo di compressione salverà il mondo dal Data-geddon

[Silicon Valley, s02e01]

L’abilità esoterica di dedurre l’orario da un orologio rotto

L’orologio sul muro, che a Doc ricordava i tempi delle elementari a San Joaquin, segnava un’ora che non poteva essere quella giusta. Aspettò che le lancette si muovessero, ma non si mossero: dal che dedusse che l’orologio era rotto, e che forse lo era da anni. Cosa che non gli creava nessun problema, perchè già da molto tempo Sortilège gli aveva insegnato l’abilità esoterica di dedurre l’orario da un orologio rotto. La prima cosa da fare era accendere uno spinello, un gesto che nel Palazzo di Giustizia poteva sembrare assurdo, ma di certo non in un luogo appartato come quello -chissà, forse anche fuori dalla giurisdizione della Narcotici locale- anche se, solo per tranquillità, si accese anche un sigaro De Nobili riempiendo il bigigattolo di una nuvola precauzionale del classico fumo preferito dalla mafia. Dopo aver respirato un po’ di cannabis alzò lo sguardo verso l’orologio che infatti adesso segnava un’ora differente, sebbene potesse anche dipendere dal fatto che Doc si era dimenticato dove erano posizionate prima le lancette.

Vizio di Forma / Thomas Pynchon, Einaudi, p. 360

20 sigle più belle delle serie tv

Ecco le 20 sigle più belle delle serie tv che in questi anni ho guardato. È una raccolta, non una classifica, quindi sono ordinate per come mi sono venute in mente, niente di più.

Peaky Blinders

Misfits

Justified

Sons of Anarchy

(qui la versione irlandese, e chi ha visto la serie sa perchè)

Boardwalk empire

Dexter

Chicago code

Shameless

Weeds

Game of thrones

True detective

The wire

The sopranos

Halt and catch fire

Black sails

Outlander

C.S.I. Las Vegas

Community

The L-World

Boris

Peaky Blinders

peaky blinders

-Siamo chiusi, signor Shelby.
-Portami da bere.
-Vuole che me ne vada?
-Sono venuto qui per avere compagnia. Dov’e’ Harry?
-Si e’ preso la serata libera. E’ andato al cinematografo. Come sta quel bellissimo cavallo?
-Gli ho appena piantato una pallottola in testa.
-Era zoppo?
-Mi ha guardato storto. Non e’ una grande idea guardare storto Tommy Shelby.
-Che spreco.
-Gia’. E’ proprio vero, e’ stato uno spreco. Sai, in Francia… in Francia mi sono abituato a vedere morire gli uomini.
Non mi sono mai abituato a vedere morire i cavalli. Muoiono in modo atroce.
-Ho trovato un vestito, come mi aveva chiesto.
-Grazie.
-Andremo a Cheltenham? A Cheltenham c’e’ un evento importante, giusto?
-Ci sara’ il Re, li’.
-Re Giorgio?
-No. Re Billy Kimber… con tutti i suoi uomini.
-E io cosa dovro’ fare?
-Per due sterline, farai quello che ti chiedo di fare.
-Ne voglio tre. Se devo incontrare un Re… non voglio indossare un vestito da due soldi. E le avevo chiesto di lasciarmi cantare. Ora anche questo fa parte dell’accordo.
-Da quando? Da quando ha abbozzato un sorriso.
[…]

-Allora, cosa canti?
-Quello che vuole.
-Va bene. Sali su una sedia.
-Ok. Allegra o triste?
-Triste.
-Va bene. Ma la avverto… le spezzero’ il cuore.
-E’ gia’ stato spezzato.

[Peaky Blinders, s01e02]

olive kitteridge

È stupido il presupposto da cui partono tutti, che in qualche modo le cose debbano essere giuste

(Olive Kitteridge / Elizabeth Strout, p. 234)

la pericolosità delle donne

Guinevere-from-King-Arthur

Osservai il pugnale, abbandonato fra le vesti, sul pavimento. 

-Al nostro primo incontro minacciasti di uccidermi se ti avessi toccata. Oggi dovresti togliermi mille vite.

Dana sorrise e, senza dire nulla, si scosse, si alzò, raccolse le vesti e si ricompose in fretta.

Quando fu sulla porta, prima di chiudersela alle spalle, si girò.

-Ero mille volte più innocua, per te, con il pugnale in mano

(Altai / Wu Ming. Einaudi, p. 168)

 

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