l’agenda politica di monti

Scrivo poco di politica, ne capisco ancora meno, ma la seguo spesso e a lungo. Oggi la conferenza stampa prima, e l’ospitata a In mezz’ora di Monti poi le ho seguite attentamente. La prima conclusione che traggo ed è l’unica sulla quale non sono disposto a cambiare idea è che Monti è un gigante. Ha una caratura, uno spessore di significati fuori dal comune, almeno nell’attuale contesto politico e civile italiano. Insomma: è due spanne sopra gli altri. Si può, poi, essere vicini o meno alle sue idee, ma credo sia doveroso riconoscere la sua grandezza.

Alla conferenza stampa di fine mandato ha parlato a lungo. Ascoltandolo ho capito la differenza che passa tra il politichese (vuota retorica in cui si dice tanto per non dire nulla) e il “montese” (uso smodato di lunghissime e delicate perifrasi per lanciare precisissime bombe a mano).

Ha fondamentalmente picconato e distrutto il PdL per come lo abbiamo conosciuto discreditando le due figure apicali, cioè il segretario Alfano e il presidente Berlusconi. Il monito ad Alfano “le parole contano” ha il sapore del rimprovero paterno, ma anche di chi sa benissimo che su un’esile figura come quella non ci si può contare. Le bordate, infine, a Berlusconi, mascherate e ripetute lungo due ore di intervento, la dicono lunga sulla considerazione che Monti abbia del suo predecessore e su quanto si ritenga altro da lui. Nel distruggere il PdL, o almeno nell’invitare di fatto a distruggerlo, ha offerto uno scenario diverso.

Ha rifiutato di capeggiare una tavola imbandita da altri (i famosi e non ben definiti moderati di Berlusconi), ma ha presentato un tavolo nuovo, tutto da apparecchiare. Questo è il tavolo, cioè l’agenda Monti, io mi siedo, voi cosa fate? Sarà lui a decidere chi siederà al tavolo e che potrà usare il suo nome per la campagna elettorale.

Insomma, a risultato elettorale acquisito, se ci sarà una maggioranza convergente con le sue idee sarà disponibile a candidarsi primo ministro. Questo significa che non farà la campagna elettorale, e non è nemmeno detto che “monti” comparirà sulla scheda elettorale.
Questi movimenti credo siano in atto da mesi, e probabilmente il quadro è già segnato e deciso da tempo. Non a caso Bersani aveva già annunciato che in caso di vittoria, anche con un’ampia maggioranza, avrebbe cercato un dialogo con i centristi. E questo sarà quello che accadrà. L’unica cosa che resta da capire -ed è la battaglia politica che è in atto- è chi la spunterà tra Bersani e Monti alla Presidenza del Consiglio.

Come potrebbe, però, Bersani giustificare al suo elettorato un ennessimo passo indietro a favore di Monti, proprio adesso che presumibilmente è la prima forza nel paese? E certo difficilmente un Monti acconsentirebbe a fare da super ministro dell’economia di un governo Bersani. E ancora la soluzione Monti al Quirinale e Bersani a Palazzo Chigi manterrebbe un certo equilibrio, ma non sembra essere quello che ha in mente Monti.

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