The newsroom

Ho sentito molti pareri negativi riguardo questa serie molto attesa. Ho letto molte recensioni che non erano contente e speravano di più. Le critiche maggiori erano la poca aderenza alla realtà e l’eccessivo didascalico indottrinamento perseguito. Io ho trovato The Newsroom una delle nuove serie più belle dell’anno. Ci sono tre momenti che hanno reso indistruttibile questa mia convinzione. Sono  tre puntate (delle dieci trasmesse). La prima è la season premiere. E se ti innamori della prima puntata poi non hai scampo! In essa ho trovato quelle caratteristiche che sono rimaste lungo il corso delle altre puntate: dialoghi serratissimi, sarcastici, ironici, coinvolgenti. A volte facevo fatica a leggere per tempo i sottotitoli in italiano tale era il ritmo della discussione o del battibecco. Il monologo con il quale inizia la serie sul perchè in realtà gli Stati Uniti non fossero il più grande paese del mondo è una di quelle tirate tipiche di certe sceneggiature americane in cui si butta dentro di tutto. c’è forza, tensione, irritazione; le metafore abbondano, tutto scaturisce perfetto e lineare nonostante lo stato emotivo alterato, il patriottismo dilaga e la perfezione oratoria e retorica viene raggiunta e mantenuta per lassi di tempo lunghissimi in cui le proposizioni si susseguono naturalmente e veloci come moto da corsa sfrecciano sul rettilineo finale. Lì c’è tutta la serie, e se ti piace quello, il resto è in discesa.

Quando dico ti piace non intendo condividi, intendo proprio ti piace. Bisogna sempre partire dal presupposto che si tratta di fiction, e a me questo tipo di fiction fa impazzire! Finzione sì, ma fino ad un certo punto. La redazione di questo programma televisivo di approfondimento, infatti, prende a piene mani dalla realtà. Si inizia con la fuoriuscita di petrolio della Deepwater Horizon per arrivare al terremoto in Giappone e alla crisi di Fukushima. La seconda ragione per cui consiglio questa serie è la puntata riguardante la strage di Tucson. Una puntata da togliere il fiato e riempire gli occhi di lacrime. Non aggiungo altro. La terza è la season finale, in cui c’è nuovamente tutto, e ci sono i lieti fine e quelli meno lieti, c’è la vittoria e la sconfitta, c’è il massimo della gloria e della tracotanza. Ma in fondo è proprio quello che voglio. Non mi interessa l’aderenza con la realtà, il valore etico o morale, queste cose. Io voglio altro, voglio una serie fatta bene, ben recitata, che mi coinvolga, emozioni, commuova, rilassi, diverta. The newsroom è e fa tutto questo, e tanto basta.

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