la nuova sanità

gli ospedali sono come un laboratorio di integrazione. e non so se lo stiamo usando come strumento utile quale potrebbe essere. se le scuole gioco forza stanno avendo un ruolo, negli ospedali non è così, purtroppo. e forse stiamo perdendo una grande occasione. il numero di degenti immigrati è davvero alto, come alte sono le difficoltà comunicative, anche a livello di base.

il personale, davvero tutto, al di là degli atteggiamenti che in alcuni casi può essere sgarbato e sbrigativo, ha tutto il mio rispetto, perchè ciascuno di loro fa un lavoro -che io non farei mai- faticoso e molto pesante, soprattutto in alcuni reparti. e nelle condizioni in cui lavorano, sia di disponibilità economiche sia di salario, sono davvero encomiabili.

non so, sarebbe bello, come Stato, fare qualcosa. non mi spingo a ripensare la sanità, ma tornando all’integrazione si potrebbero utilizzare ad esempio mediatori culturali durante il giro dei medici tra i pazienti in corsia, per dire. una bella biblioteca, per dire. chissà quanti già prima di me ci avevano pensato, e non ci sono riusciti. per il solito, semplice motivo: la mancanza di soldi per gli investimenti, e un welfare allo sbaraglio.

e va bhè, era così, per pensare a qualcosa di socialmente utile.

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