come s’ammazza un movimento, lucidamente e a sangue freddo

In corteo c’era un sacco di gente, veramente tanta. Il clima, però, era teso. Si sentiva nell’aria che qualcosa non andava. Non c’era gran festa, non c’era arrabbiattura, ma tanta tensione. Ci si guardava intorno, man mano che il corteo procedeva, alla ricerca di vetrine infrante e bancomat divelti. Li vedevamo con sempre maggiore frequenza, come sentivamo botti in lontananza e neri fumi che si alzavano nel cielo terso di Roma.  Siamo arrivati al Colosseo e lì è finito tutto, almeno per noi. Il corteo non procedeva, un fumo nerissimo e abbondante si alzava in fondo alla via. La gente ha iniziato a correre indietro come se fosse partita una carica. Dopo qualche istante è arrivato compatto il gruppo di quelli che chiamano black bloc. Erano dietro di noi, all’interno del corteo. Già prima gruppi di cinque o sei incappucciati si muovevano veloci nel fiume di gente, ricoperti di fischi e insulti. Avevamo notizie di disordini dietro di noi e scontri pesanti davanti a noi. Abbiamo deciso, come molti, di uscire dal corteo, di prendere strade secondarie per arrivare almeno a Piazza San Giovanni. Non ci siamo riusciti. Arrivavano notizie di scontri furibondi. Molte delle persone che stavano manifestando camminavano insieme a noi spaesate. Il corteo ormai frammentato. La manifestazione, che si presentava come partecipatissima, praticamente non è mai iniziata. Ce ne siamo tornati in metropolitana alla macchina. Una ragazza sul treno diceva di essere stata in piazza San Giovanni, si ballava e cantava. Poi, d’improvviso, una serie di esplosioni, e pochi istanti l’entrata massiccia in piazza delle forze dell’ordine, con i caroselli di camionette.

Io dico solo questo. Non conosco le strategie che immagino -sono sicuro- esistano per il mantenimento dell’ordine pubblico. Credo anche però, che se da dieci anni si ripresentano gli stessi problemi e nessuno degli addetti all’ordine pubblico è riuscito a mettere in campo una strategia per garantire che queste manifestazioni si svolgano pacificamente, forse si può iniziare anche a parlare di colposa incompetenza, quando non di favoreggiamento.

Provo anche a riflettere sul merito dell’azione violenta, accettando anche solo per un secondo la violenza come azione percorribile. Che scopi raggiunge, non dico in generale, ma in un caso specifico come questo. Se gruppi di violenti hanno intenzione di mettere a ferro e fuoco le città, perchè fermarsi al calar del sole e nascondersi fino alla successiva manifestazione importante? Perchè non dare continuità all’azione violenta? Mi sembra che questi violenti non abbiamo alcun obiettivo, se non quello di sabotare non tanto il sistema quanto chi quel sistema come loro lo contesta, ma con modi diversi. E la cosa mi puzza parecchio, da Genova a Roma.

Mah. Resta il fatto che anche questo movimento civile e spontaneo di cittadini è morto dissanguato, e la colpa non è solo di cinquecento violenti. Lo schema si ripete da dieci anni, e nessuno ha fatto niente per fermarlo, per incompetenza o per vantaggio.

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2 thoughts on “come s’ammazza un movimento, lucidamente e a sangue freddo

  1. Il paese delle occasioni perse. Vergogna,rabbia tristezza,rassegnazione, sentimenti che mai come in questi momenti ci tormentano.

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