la vita è essenzialmente un lungo viaggio in cerca di un posacenere

E quanti due punti esistono senza che ci sia qualcosa in mezzo?

[David Foster Wallace, Infinite Jest, cit., p. 96]

Ecco cosa c’è da dire di Schtitt: come la maggior parte degli europei della sua generazione, ancorato com’è sin dall’infanzia a certi valori permanenti che -sì,ok, d’accordo- possono, ammettiamolo, avere un pizzico di potenziale protofascista, ma che comunque (i valori) ancorano mirabilmente un’anima e il corso di una vita -roba patriarcale del Vecchio Mondo come onore e disciplina e fedeltà a una qualche entità più grande- Gerhardt Schtitt non atnto disapprova i modenti Stati Uniti d’A. onaniti, quanto invece li considera esilaranti e spaventevoli allo stesso tempo. Forse più che altro semplicemente alieni.  […] Schtitt si è formato ai Gymnasium preUnificazione secondo l’idea piuttosto kanto-hegeliana che l’atletica juniores fosse poco più che un addestramento a essere cittadini, che l’atletica juniores fosse imparare a sacrificare i ristretti e impetuosi impreativi del Sè- i bisogni, i desideri, le paure, gli aneliti multiformi della volontà appetitiva individuale ai più importanti imperativi di una squadra (ok, lo Stato) e a un insieme di regole precise (ok, la Legge). […] Apprendendo, in palestra, le virtù che dàanno i loro frutti nei giochi di competizizone, il ragazzo ben disciplinato comincia ad assemblare le qualità che più lo allontanano dalla gratificazione, le più astratte e necessarie per essere un <<giocatore di squadra>> in un’arena più vasta: il caos morale ancora più sottilmente diffratto dell’essere cittadino a pieno diritto di uno Stato.

[David Foster Wallace, Infinite Jest, cit., p. 98]

la vita è essenzialmente un lungo viaggio in cerca di un posacenere

[David Foster Wallace, Infinite Jest, cit., p. 284]

Anche se Schacht compra l’urina ogni tre mesi come tutti gli altri, Pemulis pensa che Schacht prenda ogni tanto le sostante un po’ per la stessa ragione per cui bevono superalcolici quelle persone che normalmente non finiscono nemmeno i loro cocktail di frutta: per rendere un po’ diversa e più interessante la loro stressante vita interiore che però è fondamentalmente ok, e non cercano niente più di questo, non cercano sollievo; è un po’ come una forma di turismo.

[David Foster Wallace, Infinite Jest, cit., p. 318]

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