Tu, sanguinosa infanzia / Michele Mari

Su questo piccolo gioiello non ho molto da dire, o meglio, potrei scriverne a lungo ma nulla di appropriato e all’altezza. Una raccolta di racconti, esile nel formato e minuta nel numero di pagine, che travolge il lettore per la sua corposità. L’infanzia al centro, scintillante e sanguinosa. Tanti ricordi, quasi autobiografici, ripercorrono quelle fasi decisive dei primi anni di vita, conditi da traumi ed epifanie. Michele Mari resta uno scrittore sorprendente e ammaliante. La sua capacità di descrivere catalogando, la potenza delle sue riflessioni e impressioni, la lucidità quasi perversa ed egocentrica con cui affronta il reale sono entusiasmanti e allo stesso tempo sconfortanti. Al termine di ogni racconto, difficilmente si passa oltre con superficialità. Qualche istante bisogna prenderselo, per fare mente locale e tenere botta. Un libretto intenso e imperdibile. Assolutamente da leggere.

Non c’è stato molt’altro, nella vita.

No, è quasi tutto laggiù.

Io, intanto, della mia infanzia ricordo pochissimo. L’ho sempre pensato, e non so quanto questo sia un bene. Oggi mi trovo con il dubbio, invece, di come si possa valutare quantitativamente la somma dei ricordi di un’infanzia. Mi spiego meglio: i ricordi che ho della mia infanzia sono tanti o pochi? Quali sono i termini di paragone? Ho appena detto di aver poca memoria di quel periodo, ma sarà vero?

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