martin’s duke

Non avrebbero mai pensato avrebbe potuto fare così tanto freddo. Scescero le scale due scalini alla volta, senza rendersi conto della cenere che cadeva dalla sigaretta. Le sciarpe strette intorno al collo e le cuffie in testa non proteggevano abbastanza dall’aria gelida che saliva dalla tromba delle scale. Chissà fuori che tempo che troviamo. La neve era alta fino alle ginocchia, e il vialetto d’entrata era completamente coperto da una coltre bianca e ghiacciata di neve. Come la tiriamo fuori la macchina da questo casino? Alle finestre dei vicini scintillavano le decorazioni natalizie, e le televisioni erano accese. Dai camini salivano come serpenti addomesticati nuvole di fumo, l’aria era intrisa di spezie, carni arrosto, minestre di verdure. Il fiato si poteva tagliare nell’aria, e per strada solo qualche bambino giocava, le macchine erano tutte bloccate nei vialetti perpendicolari alla via principale, l’unica appena praticabile. Andiamo a piedi. A piedi? Andiamo di corsa, cazzo. Anche il quartiere successivo non era molto diverso da dove erano partiti, c’erano solo più negozi, tutti illuminati, e però chiusi per le festività. Una donna grassa e annoiata ancora teneva aperto il bar per i vecchietti soli e alcolizzati, che si prendevano la libertà di fumare al bancone, senza dover uscire a prendersi un’inutile bronchite. Come si arriva alla stazione? E che ne so, tu corri. La neve si scioglieva sotto le scarpe da ginnastica che lasciavano un’impronta chiara e profonda. Già l’aria inquinita della città macchiava la neve sul ciglio della strada. Si può sapere cazzo te ne fai di Hello Kitty? Non lo sai quanto valgono stronzate del genere su eBay? No, e non lo voglio sapere, in realtà. Mi ringrazierai. Ti ringrazierò quando mi comprerai quella bottiglia di whisky che mi devi, amico. Ti ho pagato il pacchetto di sigarette, ieri. Conta un cazzo. Hello Kitty ci salverà. La stazione sembrava una grande fabbrica degli anni Cinquanta abbandonata al suo destino. Campeggiava in uno spazio isolato, la piazza di fronte brulicava di viaggiatori assonnati e tristi, di vagabondi e mendicanti, di baristi annoiati. Un silenzio irreale si trascinava insieme alle valige e alle ventiquattrore dei passeggeri. Sediamoci su quella panchina, vuoi un caffè? Sì, corretto. Il bicchiere era caldo, e come in preghiera lo tennero stretto per cercare un breve conforto. Mi sembra di essere in un film di Clint Eastwood. O in un romanzo post-moderno. Già, li vedi tutti questi passare con le scarpe lucide, e gli abiti stirati?, mi domando perché non possiamo fingerci anche noi dentro questo sistema. Sistema, di che parli? non esiste il Sistema, son finiti i tempi del complottismo. Lo so, ma mi piace pensare possa esistere davvero, avremmo qualcuno o qualcosa contro cui scagliarci, per quanto indefinito possa essere il Sistema. Non esiste nessun Sistema, hai capito?. Eh già, tanto l’abbiamo presa, vero?. Sì certo, abbiamo Hello Kitty, come tutti. Non capisci un cazzo. Ah, ora sarei io a non capire un cazzo? e spiegami per quale assurdo motivo mi hai trascinato a rubare Hello Kitty da una casa qualunque la vigilia di Natale. Primo, perchè in qualsiasi casa qualunque c’è Hello Kitty; secondo: non abbiamo rubato nulla a nessuno, ma rapito, chiaro? Come i treni si fermavano in stazione, gli autobus appena fuori raccoglievano i branchi di passeggeri che si dirigevano in centro. Era un movimento continuo, a ondate, proprio come quelle del mare, ma senza senso né ritmo. Il giorno si stava facendo pieno e la luce aumentava, ovattata dalle nuvole grige. L’odore delle brioches alla crema e alla marmellata si dileguava come la freschezza dell’aria mattutina. Già ai banconi si vedevano i primi aperitivi. La stazione era più popolata che vissuta. Le televisioni erano accese sui telegiornali a ripetizione, come una catena di montaggio. Le radio passavano melense melodie natalizie, covers di qualche artista in declino, e pezzi in heavy rotation di dubbio gusto e originalità. Che voglia che avrei di andare a ballare, sballarmi un po’. La devi smettere di drogarti, lo sai?, non hai più quindici anni. Tu dovresti smettere di farti i cazzi degli altri, mentre ti scoli qualsiasi cosa sia più forte della birra. Ho sete, tutto qui; ieri ero con una tipa, tutta tirata, un corpo incredibile, l’ho incontrata al Martin’s Duke, presente? Quel postaccio, cazzo ci facevi tra i fighetti? Ma sai che è assurdo,  non è un brutto locale, solo che la gente che lo frequenta è agghindata per la festa, tutti, uomini e donne, tiratissimi, tacchi vertiginosi, giacche eccetera, quando entrano sembrano dei divi, poi se li guardi meglio, ti rendi conto che hanno fatto un lavoro meraviglioso, ma in realtà fanno pena, e sono ridicoli per certi versi. Io in quel posto non ci entro. Va bhè tu non entrarci, io ci sono stato e ho cuccato la tipa più carina; ad ogni modo, ci stavamo baciando e cose così, in macchina faceva un freddo cane, abbiamo scopato, lei poi era tutta dolce e coccolosa, Raccontami una storia mi dice, io trasecolo:  ma cazzo hanno le donne da pretendere che si racconti loro una storia, bella dolce e interessante per giunta; non hanno fantasia abbastanza per inventarsene una loro, cazzo! Sei patetico. Senti chi parla, lo stronzo che ha rapito Hello Kitty! Tu scopati i rottami con gli incentivi, io entro nel Sistema, con Hello Kitty. Sai cosa pensavo?, che sono stanco di tutto questo, delle nostre parolacce, delle donne di cui non conosco il nome, delle bottiglie vuote, dei pacchetti finiti troppo presto, di questa musica di merda. Eh, abbiamo combinato un casino là dentro, vero? Già, e non so come ne usciremo. Hello Kitty? Se abbiamo ancora voglia di crederci…

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