Sons of Anarchy

Ho appena finito di vedere la terza serie di Sons of Anarchy.

Chi sono?

Un club di motociclisti, con sede in vari luoghi americani, anche in Irlanda e chissà dove. Il club principale, fondatore, ha sede a Charming, California. Di che tratta? Racconta le vicende del club fondatore, la cui ideologia anarchica si è presto perduta nella malavita del traffico d’armi, con collegamenti commerciali con l’IRA. L’autorimessa che gestisce è solo una copertura.

Chi sono i protagonisti?

Jax Teller, vicepresidente,  figlio di John Teller, uno dei nove fondatori, che trovato un manoscritto del padre, inizia a nutrire serie dubbi su cosa il club sia diventato e su Clay Morrow, presidente, nonché marito della madre di Jax. Al di là delle varie vicende, che si snodano tra lotte e alleanze con altri club di motociclisti, messicani etc., gruppi nazisti, e rivoluzionari irlandesi, al di là dei rapporti controversi con la polizia locale e i federali dell’ATF sono interessanti alcuni aspetti di questa serie.

Perché guardarla?

Perché l’ambientazione è una delle mie preferite: la periferia americana, impolverata, selvaggia, arretrata. I SOA, ad esempio, hanno una storica alleanza con la polizia locale, secondo la quale loro possono tranquillamente trafficare armi senza che le forze dell’ordine interferiscano, in cambio loro evitano che la droga scorra in città e impediscono agli speculatori edilizi capitalisti di trasformare Charming in un gran centro commerciale, pieno di palazzoni e grattacieli! Perché i SOA sono dei tamarri mai visti. Le regole del club sono paramafiose, rigidamente gerarchiche, con un codice etico discutibile e rozzo, eppure così affascinante e per certi versi grottescamente divertente. Di natura fortmente maschilista, la moglie del presidente Clay, e madre di Jax, è però, come tutte le donne all’ombra del capo di una struttura sociale maschilista, forte e aggressiva che funge da madre a tutti i membri del club e punto di riferimento. Le votazioni vanno prese all’unanimità, per entrare nel club ci sono tutta una serie di riti di iniziazione, vige la legge del taglione, le bandiere americane, le sigarette, la birra si sprecano, le diatribe si risolvono a pugni o a pistole, si beve e si scopa a volontà nelle feste, chi tradisce muore. Perché tutto questo è narrato molto bene, con precisione, senza calcare la mano e nemmeno senza dare nulla per scontato. La serie è fatta molto bene, sia per quanto riguarda i dialoghi, sia per la colonna sonora, sia per la complessità dei personaggi e della trama, che giunta alla terza serie, non perde un colpo in termini di originalità e attrattiva. Una serie piacevole che, trasmessa su un canale americano non propriamente principale, sta riscuotendo tutto il successo che merita. Ci sarebbe molto altro ancora da dire, ma lo lascio al piacere della visione.

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