missiva

riporto una lettera giunta ad un quotidiano locale. è una delle tante raccolte da paolo nori, da lui stesso lette nel podcast de ilPost. a voi il giudizio, io intanto sghignazzo (mi sarebbe piaciuto leggere la risposta del direttore, comunque):

Caro direttore. il trascorso 3 marzo, ho indirizzato al primo cittadino di Ghemme la missiva che qui di seguito riporto: “Signor sindaco, consanguineo ed erede di Giovanni Alimento della Porta, marchese di Ghemme dal 1727 alla dipartita, chiedo che con atto formale ed evidentemente – ahimè, se me lo consente – del tutto privo di ogni e qualsiasi effetto (e men che meno giuridico) il Comune che Lei amministra mi riconosca il titolo a suo tempo appartenuto e predetto. Mi auguro che, nel caso Ella voglia benevolmente prendere in esame la mia richiesta, Le sia possibile e gradito concedermi un appuntamento. Acchè Lei e i consiglieri abbiate contezza della mia persona e del mio operare, allego curriculum a me afferente. Grato per la cortesissima attenzione, ben La saluto e mi firmo Suo Mauro Maria Romano della Porta Rodiani Carrara di Casa Savelli (nom de plume: Mauro della Porta Raffo”.
Ebbene: non ho avuto risposta veruna! Non potendo io pensare ad un atto di scortesia, devo forse ritenere che a Ghemme mi abbiano preso per burlone o per matto avendo io, di contro, così agito serissimamente e in piena sanità mentale?
Mauro della Porta Raffo

 

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2 thoughts on “missiva

  1. La ringrazio, Messere, per l’attenzione, peraltro dolendomi (me lo consente?) del Suo sghignazzare a fronte del mio, non dico dolore, ma affanno conseguente la negata replica (tale la ritengo, ‘negata’) del Sindaco della da me amata Ghemme.
    Ben La saluto.
    Mauro Maria Romano della Porta Radiani Carrara Raffo di Casa Savelli
    ovvero
    Mauro della Porta Raffo

  2. Egregio Marchese (non sono in errore, auspico sentitamente che Lei possa ottenere il riconoscimento che Le spetta) mi dolgo se con il mio sghignazzare Le ho arrecato danno e me ne scuso. Non era mia intenzione, bensì reazione compiaciuta e ammirata alla Sua prosa, me lo consenta, per certi versi d’altri tempi, sebbene appropriata alle circostanze. Sono, altresì, convinto che la popolazione di Ghemme saprà riconoscere il Suo amore e la Sua dedizione alla comunità anche se privo del titolo da Lei cordialmente richiesto. Ad ogni modo, da oggi ha un sostenitore in più, il sottoscritto, il quale nutre un pizzico d’invidia nei Suoi confronti per il nome -tra i tanti- che può annoverare alla sua firma, quello cioé di Maria, che ho sempre sognato di poter affiancare al mio. Mi conceda quindi l’opportunità di ben salutarLa con la seguente firma:
    in fede
    Matteo (Maria) Carrera

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