sono un bambino

Sono un bambino, gira e i rigira il pacchetto impacchettato. Colori luminosi, nodi stretti, gioia che si sprigiona da una lucentezza sovresposta. Dita paffute, goffe, maneggiano con poca disinvoltura la scatola dei segreti. Il pacco regalo, il dono impacchettato. Lo guarda ammirato, sono un bambino, e pensa a quante cose meravigliose potrebbero essere nascoste lì dentro. Si immagina un futuro di giochi eterni, e uno ancora di più, prima di coricarsi, sono un bambino. Assapora l’ansia e l’entusiasmo che lo accompagneranno quando scioglierà i nodi del fiocco, sono un bambino, con le sue manine sporche di zucchero del cornetto di prima. La meraviglia e lo stupore alla vista del giocattolo, con gli occhi sgranati, sentirà tendersi le labbra in un sorriso eccessivo, sono un bambino, e capirà che quella lucentezza nei suoi occhi sarà un bagliore che è destinato ad essere sempre meno lucente. Trascorrerà ore a scoprire, rimirare, rigirare come poco prima aveva fatto con il pacchetto impacchettato il suo nuovo giocattolo. Lo studierà con metodo e costanza, sono un bambino, per scovarne la meraviglia e la suprema qualità. Vorrà conoscerlo a fondo per sfruttarne tutte le qualità e le possibili applicazioni. Sono un bambino e alzerà il giocattolo al cielo, lo guarderà dall’alto verso il basso, da entrambi i lati, ne tasterà la consistenza, la resistenza, la forza d’urto; lo farà con attenzione per non romperlo, ma in modo altrettanto scientifico non risparmierà le prove più difficili. Trascorrerà pomeriggi interi, e più spesso giornate, a giocare, sono un bambino, con il nuovo giocattolo. Lo affiancherà ad altri giochi, tra i più disparati e lontani, inventando storie, sono un bambino, regni, guerre e tempi lontanissimi. Dalle tenebre di una stanza buia il nemico attaccherà, l’alleanza dei giocattoli lo sconfiggerà, forti della luce della lampada sul comodino, sono un bambino. E non avrà tempo né spazio per accorgersi d’incanto, sono un bambino, che il pacchetto impacchettato è sempre tra le sua mani, ancora incartato. E non avrà forza né coraggio per accettare gli anni trascorsi ad immaginare il giocattolo. E non avrà cuore saldo né gonfio per scartare l’incarto. Altre mani arriveranno, con un guanto di grazia, a sciogliere il nodo. E lui, sono un bambino, non farà altro che baciarle, delicatamente, dimenticando il giocattolo, in un intimo angolo.

Mi chiedo ad alta voce / come stiamo oggi. / Ieri sera abbiamo sorseggiato il tramonto / le mie mani fra i suoi capelli. / Noi siamo i nostri salvatori / quando entrambi facciamo battere i nostri cuori  / per infondere la vita l’uno nell’altro. / Mi chiedo ad alta voce / ci tratteranno bene gli anni. / Mentre lei fluttua nella cucina, / assaporo l’odore / del pane con il burro che cola. / Poi lei arriva, spargendo delle briciole sul letto / e io scuoto la testa. / Ed è solo il dare / che fa di te quello che sei.

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