gente di bahia

Ancora devo completare il reseconto del mio viaggio in Brasile, avvenuto ormai secoli fa (marzo). Qui per ora riporterò una raccolta di personaggi mitologici -non tutti- che abbiamo incontrato durante il mese trascorso nello stato di Bahia.

1. Cialtron Luìs: il proprietario della pousada di Salvador, nonché -a suo dire- di una scuola di samba a Firenze. Una parlantina assurda: ammiccante, da bonaccione, basata sul luogo comune del “sono brasiliano, sono simpatico e sono allegro”; due orecchini tondi, dorati, da pirata o marinaio, improponibili

2. La statua argentea che si muove, ovvero artista di strada alquanto incapace

3. L’Hippy de noartri: un cialtrone di bell’aspetto, che con fare ammaliante e seducente, tutto ta beleza, è riuscito incredibilmente a vendere per 5 reais, un prezzo folle (due euro circa)- un segnalibro fatto sul momento con filo di rame, spacciandolo per alto artigianato -che pure all’asilo insegnano a fare certe cose per la festa della mamma e anche per quella del papà-

4. Il Tuttuno: alto, con un po’ di pancia e un po’ di tette flaccide, indossava un completino disdicevole e inenarrabile: blue e grigio, composto da shorts e maglia scollatissima (giuro!). La sua bruttezza era talmente rara che tutti -oltre a voltarsi a guardarlo basiti e inorriditi- non si accorgevano della donna con la quale si accompagnava, la quale spariva -nonostante un abbigliamento vergognosamente anni 80 con colori acidi- al cospetto dell’inguardabile tenuta del Tuttuno

5. L’evasore di Flero: a Sitìo do Conde, per non sforare il budget giornaliero, abbiamo deciso durante il primo giorno di mare vero, di andare a mangiare la pizza, nella pizzeria italiana in loco. Alla nostra cortese richiesta di poterci accomodare, la risposta illuminante del cameriere è stata: “Ostia!” Da questa forvita esclamazione e dalle battute seguenti abbiamo capito che il suddetto cameriere era appena arrivato da Flero (Brescia, Italy) e aveva iniziato a lavorare lì quel giorno stesso, alle dipendenze del suo amico pizzaiolo, anch’egli italiano. La nostra conclusione sul fatto che il cameriere di Flero fosse un’evasore fiscale ricercato per bancarotta fraudolenta e per aver fatto fallire l’azienduccia di casa è una conclusione fin troppo scontata, seppure ovvia, e altamente probabile.

6. Pepeu, lo sballato: un ragazzo molto sciallo, tipicamente brasiliano figlio del luogo comune, il quale sosteneva di essere fuggito da Salvador per evitare criminalità e droga, e adesso vagava per le spiagge di Bahia, sballato come tutti gli abitanti di Amsterdam messi insieme. La criminalità, almeno quella, l’ha sicuramente seminata

7. O Baixinho: il proprietario della pousada di Mangue Seco, l’uomo più basso del mondo, o il nano più alto della Terra. Non aveva quegli elementi tipici del nanismo, in realtà. Era semplicemente e clamorosamente basso, ma di un basso imbarazzante. Tutto allegro e simpatico, faceva una fatica del diavolo a salire lo scalino che accedeva al porticato sotto il quale si ritrovavano tutti gli abitanti maschi del paese (la cui totalità si aggirava intorno alla ventina di unità) per discutere -quando non litigare- di calcio

8. Charlie fa surf: a Lençois un giovane sbruffone con il cappello da baseball voltato all’indietro che scende lungo la cascata del fiume come se stesse facendo surf, a piedi nudi, con tanto di tuffoo nella vasca adiacente. Più che le parole possono le immagine, che qui riporto:

9. Il Pennello: a Morro do San Paulo, splendido esemplare di ominide, in età alquanto acerba -un ragazzino- con un fisico perfetto, disegnato, appunto, col pennello. Direttamente proporzionata alla perfezione dei suoi addominali la passione incontenibile con la quale li sfoggiava, esebizionista ad un livello insostenibile, ad un semicerchio di turiste sbavanti sedute in spiaggia ai suoi piedi. Tale era il suo esibizionismo nel fare verticali e mosse di capoeira che anche le suddette ragazza alla lunga -ma nemmeno troppo- hanno man mano prestato sempre meno attenzione. Al ché il Pennello ha sfoggiato l’arma segreta (ricordo sempre la scena, lui in piedi, le ragazze seduce a semicerchio intorno a lui), ovvero: aggiustata e ravanata di pacco nello slippino minimale nero! Mitologico. La qualità è pessima, me ne rendo conto, ma questa immagine vi può dare l’idea del soggetto -sic!- del Pennello

10. Puttana figa son tre ore che cammino: esclamazione colta del classico industrialotto italiano, sul lungo mare di Morro, che cercava la via di casa, alquanto affamato (ha anche subito dopo aggiunto: “hai almeno messo giù il mangiare?“) mentre noi, nascosti sotto una palma, sorseggiavamo tranquilli e beati birra fresca. L’escalmazione gli è valsa il soprannome, ovviamente, e la nostra contemporanea risposta, da entrambi pensata e detta a bassa voce: “Pota, casso, fermét!”

11. Gli ebrei muti della pousada: ci hanno ospitato a Morro, dove quasi a nostra insaputa, abbiamo scoperto esserci il ghetto ebraico, piuttosto numeroso come abitanti, tutti brasiliani di Bahia, che significa neri, di un nero africano, per interderci. Per molti di loro si sarebbe ben potuto dire, almeno per due terzi: negro, ebreo, comunista!

12. Benoix, il bamboccione: a Barra Grande, il proprietario della pousada che ci ha offerto una stanza. Abituati per quasi un mese a brasiliani di colore, questo omone bianco, simile nelle movenze goffe all’ultimo ubriaco Depardieu che gli sono valse il nome di Benoix, era sicuramente un emigrato francese, appartenente a qualche gruppo terroristico. Dal momento che era troppo tonto per la lotta armata, molto probabilmente si era fatto identificare subito, motivo per il quale i suoi compagni lo avevano spedito in Brasile. Benoix il bamboccione, nonostante si accompagnasse ad una moglie dolcissima e bellissima, con le palettone separate a rendere ancora più tenero il sorriso, trascorreva la maggior parte del suo tempo a smontare, pulire e rimontare il suo cazzo di quadriciclo (quello che si usa, ad esempio, per cavalcare le dune di sabbia, per intenderci) anziché prendersi cura dei figli e della cara moglie.

13. Rosi, Gustavo, Alcino, Veronica: protagonisti della telenovelas Cama do gato che abbiamo seguito durante il mese di vacanza, la quale iniziava giusto al nostro ritorno dalla spiaggia. Una recitazione da brividi, altamente irritante e insopportabile, una trama agghiacciante, siparietti comici inutili e noiosissimi. Ci sarebbe molto da dire in merito alle telenovelas brasiliane, per ora vi bastino questi 10 minuti (dal quarto si fa sul serio):

14. Il ballerino di samba geriatrico: che al ristorante si è alzato in piedi e si è messo a sculettare con entusiasmo per il complesso che stava suonando dal vivo. Qui di seguito ne avete la prova filmata:

15. I quattro del quintetto: di cui sopra, che suonavano dal vivo in un ristorante di Salvador, nell’ultima nostra sera. Si chiamavano quintetto (e qualcosa), ma a suonare erano solo in quattro! Data l’età media dei componenti del complesso, che si aggirava pericolosamente intorno agli 85 anni, molto probabilmente il quinto era passato, da poco, a miglior vita.

16. La PR: l’unica donna autoctona di cui mi sono sinceramente innamorato. La classica fanciulla tutta fascino e bellezza indescrivibile, che camminava sculettando per la spiaggia, pubbliccizzando le varie feste che si sarebbero svolte durante la notte. Questa l’unica immagine che sono riuscito a catturare della sua bellezza, scultorea (si sta parlando di quella a sinistra, per chi guarda):

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