il web è morto?!?!

Ora, io non sono un fanatico di informatica. Non conosco l’html, sono poco pratico di “uni e di zeri”, non comprendo come una disciplina si possa basare sul crtl+alt+canc; nonostante tutto questo sono molto affascinato e curioso. Leggo qui che il web è morto, e ci resto di sasso e malissimo, che non mi ero accorto; pare, inoltre, sia già da qualche anno che lo si dice.

E io che ero convinto che fosse appena iniziata l’era del web2.0! Fino ad ora mi sono prodigato a spiegare cosa fosse il web2.0 a quelle persone -giovani filosofi perlopiù, o comunisti, a volte anche drammaticamente sia filosofi sia comunisti- che guardano ancora con sufficienza il web: realtà virtuale nella quale si perde il valore delle relazioni (per farla breve, per i primi); oppure ultima diavoleria del Potere per controllarci (nemmeno fosse Matrix, per i secondi)! Adesso scopro che il web è morto ed io non sono riuscito nemmeno a capire fino in fondo -lo devo confessare- che cosa sia questo benedetto web2.0, che fa molto hightech addicted, però. (si è notato che dico cose a caso?). Ad ogni modo, nella mia piccola mente semplice, partivo dall’assunto che una volta c’era il sito internet: uno scatolone -di varie dimensioni- con dentro tante informazioni a cui si accedeva grazie ai motori di ricerca (Yahoo, Virgilio, etc.). Poi è arrivato Google, e i motori di ricerca sono scomparsi, è rimasto BigG. Capire il fascino di Google è stato come innamorarsi, quasi. La pertinenza di un sito viene determinata -a spanne- da quanti siti diversi linkano quel sito particolare, il quale assume valore qualitativo. E’ una rivoluzione: seguire la massa paga, allora! (Qui i filosofi -spesso anche comunisti- feroci a difendere il valore del consocere e della consocenza come esperienza mistica e profonda, cosa che Qoogle, e il web in generale, forse ripudia per indole ed essenza). E via di corsa verso il web2.0; lo scatolone scompare e ci sono tanti luoghi dove invece che accedere alle informazioni, le informazioni si condividono. Sharing time, babe! Altra rivoluzione copernicana. La democrazia dal basso, il valore della condivisione, della partecipazione, della gratuità. Sono gli equivalenti moderni di Liberté, egalité, fraternité. Non ci si scappa, e non si scherza. Dal sito si passa ai blog, ai portali, ai social network, ai micro-blogging. Si fa quasi una rivoluzione in Iran con Twitter, tanto per dare la portata del fenomeno.

Tutto cancellato, il web è morto. Ma chi è il colpevole? Le applicazioni, Facebook, la Apple, si dice, perchè la banda utilizzata per la navigazione è di gran lunga inferiore a quella “cavalcata” per la fruizione dei video, per la condivisione di file e simili che con il web poco hanno a che fare. Ed è una cosa che si sapeva, ma forse pensata in questi termini è un punto di vista che -almeno io- non avevo preso in considerazione, ed è un punto a loro favore.

Ma allora qui io mi fermo perchè vengo assalito dai dubbi: forse si sta parlando di un livello a cui io -con le mie conoscenze- non posso accedere, e riguarda l’html di cui sopra e tutte le altre diavolerie binarie, e mi interessa poco, a meno che non abbia conseguenze sul come uso internet; oppure si sta parlando di un web che non esiste da tempo, e si è aperta l’ennesima diatriba su cosa sia il web2.0; oppure tra le righe il discorso riguarda un giro di soldi spaventoso ma al quale non ho modo di appigliarmi.

Ho provato ad approfondire leggendo qua e in merito allo stato di salute del web, ma non ho concluso granché. Per farla breve -giusto per ribadire quello che penso- senza pienamente maneggiare con sapienza il concetto: viva il web2.0, anyway!

p.s.: segnalo il commento di Debernardis (all’articolo de ilPost già linkato qui sopra) che smonta il grafico eserodendo con un meraviglioso: bullshit!

update: un’altra interessante opinione (e previsione) sul tema

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