se penso a quell’anno #1995

in questo caso il 1995, mi stupisco, quasi, di ricordarlo. Avevo 12 anni e alcune cose le ricordo bene, molto bene. Tralasciando gli eventi più tristi come il massacro di Srebrenica (chi lo studia alle superiori ora -se lo studia- praticamente all’epoca non era nemmeno nato, tanto per darvi un’idea) o l’assassinio di Rabin; ci sono cose che ricordo come fosse ieri, alcune di queste sono ancora vive e presenti nella mia vita. Due in particolare:

la prima, dato che siamo in periodo di campionati d’atletica leggera, sono i due straordinari record mondiali consecutivi di Jonathan Edwards nel salto triplo: 8.16 e 8.29. Ricordare, ammirare, rivedere quell’omino britannico, all’apparenza così gracile, ritmare l’hop step and jump con una grazia, una dolcezza, un’armonia impareggiabili nella storia, ancora mi commuove. Lo sport ha la capacità di elevarsi ad epica, gli atleti di diventare eroi e tessere con le loro gesta la tela della fama; Edwards è stato uno di questi, impareggiabile per bellezza, grazia, grandezza.

Il secondo evento è la pubblicazione di un album di una giovane esordiente canadese: Alanis Morissette con Jagged little pill. Se la memoria non mi inganna è stata la prima cassetta che ho comprato (cassetta, ripeto, per confermarvi l’idea di cui sopra). Fino ad allora mi erano state regalate, spesso a Santa Lucia (che sapevo non esistesse da un pezzo, ma mio fratello più piccolo ancora no). Ero in centro a Brescia, spaesato dalla grandezza della città, io abituato com’ero agli spazi familiari del piccolo paese di provincia. Non sono nemmeno sicuro del perché l’acquistassi, quella cassetta. Forse perché ne avevo sentito tanto parlare, soprattutto in radio, che ascoltavo quasi di nascosto come fosse proibito, alla sera prima di coricarmi. Mi faceva sentire grande, che sciocco che ero. Quella cassetta come molte poi a seguire la consumai. Era un passaggio iniziatico. La forza, l’energia, il disagio, la rabbia di quella musica e di quella voce mi aiutarono a fare un passo in avanti; ed era un passo non da poco, quando si inizia a diventare grandi. Ho acquistato poi il compact disc, e ora i file mp3. Ma a quel disco sono sempre tornato, con passione e piacere. C’è stata anche l’edizione speciale per festeggiare il decennale della pubblicazione, e sono già passati 5 anni. Pochi giorni fa l’ho ascoltato per l’ultima volta in macchina, con grande soddisfazione perché avevo proprio voglia di risentire quelle canzoni stupende. Poi mi è stato rubato quella sera stessa. Ma se è un segnale, è un segnale a cui non voglio prestare attenzione. Isn’t it ironic, don’t you think?

p.s.: per la cronaca Edwards ha saltato anche 18.43 ma a causa del troppo vento alle spalle la prestazione non è stata omologata

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One thought on “se penso a quell’anno #1995

  1. io di anni ne avevo 18, edwards non lo ricordo, ma jagged little pill sì: l’ho adorato e consumato. proprio pochi giorni fa una radio ha ritrasmesso ironic e risentirla è stato reimmergirsi con tenerezza e malinconia in quel periodo incasinato e inconsapevole.. che coincidenza, questo tuo post.
    prolissa? è che finalmente ritorno a un pc!!! w le salette multimediali delle biblio, nella fattispecie di gardone v.t.! 🙂

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