pallottoliere

quindi è accaduto veramente. Dopo mille tentennamenti Fini e mr.B. si lasciano. E parte il circo dei numeri e degli scenari! La conta tra i finiani è molto divertente soprattutto nell’ottica futura. La maggioranza è a rischio, la maggioranza non esiste più! Il dato politico è la fine del PdL, ma l’aspetto che più vorrei far qui notare è l’ennesima contraddizione, la mostruosa fatica oratoria con la quale i vertici del popolo delle libertà (apparenti) hanno steso il documento con il quale estromettono il Presidente della Camera dal partito. Un primo agguerrito periodo:

Non si tratta beninteso di mettere in discussione la possibilità di esprimere il proprio dissenso in un partito democratico, possibilità che non è mai stata minimamente limitata o resa impossibile. Al contrario, il Pdl si è contraddistinto dal momento in cui è stato fondato per l’ampia discussione che si è svolta all’interno degli organismi democraticamente eletti. Le posizioni dell’On. Fini si sono manifestate sempre di più, non come un legittimo dissenso, bensì come uno stillicidio di distinguo o contrarietà nei confronti del programma di governo sottoscritto con gli elettori.e votato dalle Camere, come una critica demolitoria alle decisioni prese dal partito, peraltro note e condivise da tutti, e infine come un attacco sistematico diretto al ruolo e alla figura del Presidente del Consiglio

Credo che le frasi parlino da sole. Hai il legittimo diritto di essere contrario a quello che pensiamo e facciamo, ma non puoi esserlo, apertamente e sempre, diamine! Più in sintesi:

Questo atteggiamento di opposizione sistematica al nostro partito e nei confronti del governo che, ripetiamo, nulla ha a che vedere con un dissenso che legittimamente può essere esercitato all’interno del partito

La conclusione, poi, del documento è di quelle che andrebbero tramandate sui libri di scuola, come si diceva una volta:

Si milita nello stesso partito quando si avverte il vincolo della comune appartenenza e della solidarietà fra i consociati. Si sta nel Popolo della Libertà quando ci si riconosce nei principi del popolarismo europeo che al primo posto mettono la persona e la sua dignità. Assecondare qualsiasi tentativo di uso politico della giustizia; porre in contraddizione la legalità e il garantismo; mostrarsi esitanti nel respingere i teoremi che vorrebbero fondare la storia degli ultimi sedici anni su un “patto criminale” con quella mafia che mai come in questi due anni è stata contrastata con tanta durezza e con tanta efficacia, significherebbe contraddire la nostra storia e la nostra identità.

I consociati non vedono non sentono non pensano soprattutto non parlano. See you in another life Broda!

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