Troppo condizionale per essere indicativo

Resterebbe davanti ad un computer a sorridere maliziosa e un poco imbarazzata; le gote arrossate le illuminerebbero il volto e le dita accarezzerebbero con pudicizia le sopracciglia. Accavallerebbe le gambe quasi senza accorgersi del gesto, lento e disegnato, appena sotto la scrivania. Cadrebbe ovattata la ciabatta sul tappeto senza disturbare il silenzio di un attimo sospeso tra commozione e incanto. Cosa stesse guardando in quello schermo sarebbe troppo utile saperlo per poterlo raccontare. Resterebbe solo la descrizione di immagini o la ripetizione di frasi scritte da altri. Forse basterebbe immaginare la sequenza di un film: una piccola bambina ai primi passi, paffuta e goffa, che si avvicina ad una fontana posta su un piano circolare. Istintivamente la si vedrebbe poggiare la manina sulla gamba di uno sconosciuto che si trovava lì per caso a fumare una sigaretta per aiutarla a salire il gradino. Quella manina sulla coscia dell’uomo, ognuno lo comprenderebbe, implicherebbe un sostegno: un aiuto abituale rivolto ai suoi genitori. La si vedrebbe sul volto dell’uomo la sorpresa e l’imbarazzo per quella naturale richiesta. Una domanda intrisa di una purezza e innocenza disarmanti. Se si fosse abbastanza attenti e inclini alla commozione qualcuno avrebbe pure l’arguzia di notare che sul volto imbarazzato dello sconosciuto si troverebbe a scendere una lacrima di tenerezza.  Altri forse azzarderebbero un profilo dello sconosciuto, solo e con pochi sentimenti da provare, scosso da quella goffa piccina.

Forse basterebbe immaginare un video musicale in cui un uomo cantando viene sommerso dall’acqua, o un racconto dove la lettrice è anche protagonista. I più attenti aggiungerebbero al racconto la definizione di messaggio d’amore. Nessuno saprebbe mai confermare cosa la donna stesse guardano al computer, eppure quel suo volto disteso nella luce elettrica dello schermo lascerebbe a tutti la voglia di saperlo e l’immaginazione per inventarlo. Quel suo volto ognuno lo porterebbe con sé pieno della sua grazia e semplice bellezza. Lei resterebbe lì, appagata e sognante, tra immagini e parole che mai conosceremo, silenziosa con un piede scalzo che dondola lentamente. E se per puro accidente accadesse sarebbe troppo condizionale per essere indicativo.

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