Obrigado

Ieri è morto José Saramago. Chi lo ha amato aspettava questo momento con segreta tristezza, consapevole che presto la notizia sarebbe apparsa sui giornali. Eppure nessuno era veramente pronto. Perché di Saramago, una volta letto il primo romanzo -quale che sia-, non ci si può più privare. Ognuno si ricorda dove era l’11 settembre, esattamente come tutti gli americani si ricordano cosa stavano facendo quando è stato ucciso Kennedy. Tutti con dolcezza ricordano la meraviglia, lo stupore, l’ammirazione per il primo libro letto di Saramago. Il mio è stato Il vangelo secondo Gesù Cristo. Non voglio ricordare l’aspetto politico e civile di Saramago, come ha fatto Paolo Flores D’Arcais. Non mi interessano ora le quattro pungenti righe di attacchi rivolti a mr.B. Non sono rilevanti in un momento come questo rispetto alla monumentale eredità letteraria che ci ha lasciato. Preferisco le parole di Andrea Scanzi, commosse e sentite. Parlare delle tematiche affrontate nell’opera dello scrittore portoghese richiederebbe troppo tempo e competenze di cui sono privo. A mio parere in estrema sintesi uno scrittore deve avere qualcosa da dire e un modo per raccontarlo. Saramago incarnava perfettamente questa coppia concettuale. Il plot dei suoi romanzi partivano sempre da idee geniali: una città nella quale d’improvviso tutti diventano ciechi, una cecità bianca (Cecità); la morte che per un periodo non scende sulla terra a mietere vittime (Le intermittenze della morte); un traduttore che inserendo un “non” in un saggio cambia la storia di una nazione (Storia dell’assedio di Lisbona); un eteronimo che sopravvive all’autore (L’anno della morte di Ricardo Reis); un Cristo, e le sue vicende, tremendamente umano circondato dal mito (Il vangelo secondo Gesù Cristo); un centro commerciale allegoria del mito della caverna di Platone (La caverna); e tante altre. Ma il vero motivo per il quale ho amato e amo profondamente Saramago non è ciò che ha raccontato, ma come lo ha scritto. Saramago ha una prosa complessa, molto strutturata, ricca di subordinate. Usa principalmente la virgola; crea un ritmo incalzante, a volte feroce, quasi insostenibile. La virgola introduce anche i dialoghi, senza indicazioni di chi sta parlando, ma solo con la lettera maiuscola ha inizio battuta per differenziare un interlocutore dall’altro. Tutto il resto non esiste, praticamente: virgole, in primo luogo, e punti. Le proposizioni di Saramago sono lunghe, avvolgenti, disarmanti. Talvolta nei suoi romanzi si incontrano pagine che Saramago si riservava per chiarire un concetto, spiegare, esprimere un opinione, lanciare un giudizio, sempre in un dialogo serrato con il lettore che chiamava spesso in causa. Erano le mie pagine preferite. Avevo la netta impressione di avere di fronte Saramago che mi prendeva per il bavero della camicia, quelle virgole erano schiaffi alla mia coscienza, quel ritmo incalzante mi sembrava le sue mani che mi sbattevano contro un muro e poi l’altro, quasi dicessero: “la vuoi capire una buona volta?!?”. Essere preso e sbattuto in quelle pagine da Saramago era una masochistica lezione culturale e letteraria che mi mancherà moltissimo.

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One thought on “Obrigado

  1. …commovente. grazie per aver condiviso ciò che hai provato e stai provando con chi ha il piacere di perdersi qui.

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