Oltre il confine / Cormac McCarthy

Leggere questo romanzo è come guardare Million dollar baby o Grand Torino di Clint Eastwood. Viene voglia di aprire una birra, accendere una sigaretta e piangere. Il protagonista del libro, Billy, è lo stesso personaggio interpretato da Eastwood nei suoi film, solo appena adolescente. E’ soprattutto americano. Quell’America mitica che forse non esiste ma che tanto affascina e piace. Un giovane cowboy e tutto un mondo intorno a lui povero, che vive in territori sconfinitati e meravigliosi, accetta la vita per quello che è con una dignità sempre affermata e difesa stranuamente. Non ci sono mai lunghi dialoghi, ma brevi battute, che non sono domande o risposte, ma sentenze. Sentenze disarmanti riguardo una vita che non concede nulla e sembra non lasciare spazio mai, pronta a gettare in faccia il destino crudo e severo a chiunque, senza distinzione di età, sesso, etnia. Americani, messicani, ladroni, indiani, donne, bambini. Billy è un cowboy, un ragazzo solitario, non intelligentissimo, di poche parole. Accetta gli accadimenti e le disgrazie perché sa che non può fare altrimenti, è la vita. Non si lamenta, non gioisce, non dubita. Va avanti, con il suo cavallo, per le pianure, le montagne, tra le praterie o la neve; non può fare altrimenti che tener botta all’inevitabile. E’ un romanzo sull’inevitabilità della vita, del desitino. Eppure Billy sa anche di essere un cowboy. E un cowboy, sul suo cavallo, può fermarsi e cambiare rotta. Lo fa pochissime volte, ed ognuna di queste sarà decisiva per la sua vita, inevitabile. A raccontare tutto questo la prosa asciutta di McCarthy, americana, severa, orizzontale. Non esistono subordinate. Brevissimi periodi uno fianco all’altro coordinati da congiunzioni o virgole, nulla più. Lo spagnolo usato molto spesso quasi che il suono fosse più importante del significato. Dialoghi serrati, risposte fulminee volte a rivendicare nella fatica del viaggio la dignità di un ragazzo solo. Un ragazzo il cui unico scopo è fare ciò che va fatto, dignitosamente, nonostante una vita e un destino avversi, e un confine a segnare la sua crescita.

La prima parte del romanzo viene raccontata qui di seguito da Baricco, in una vecchia puntata di Totem:



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