it’s the end of the Lost as we know it

Spoiler, per chi non ha visto il finale

Forse si è conclusa che tutti avremmo dovuto attendere. L’ultimissima scena era la più prevedibile, la più caratterizzante, la più scontata. Eppure… eppure è Lost e le lacrime sono scese copiose per tutta la doppia season finale.

Non ho l’arguzia e la sagacia per commentare o criticare queste ultime due puntate, non lo voglio nemmeno fare. Per un motivo soltanto: ho fede nell’isola. L’ho sempre avuta, l’avrò per sempre. Quel giorno d’estate, su RAI2, come già scrissi, aspettavo di vedere Rome, perchè aveva una pubblicità che mi aveva convinto e uno slogan tamarrissimo: Esisteva un tempo in cui il mondo si chiamava Roma! In realtà l’avrebbero trasmessa il giorno seguente. Quella sera, in onda, c’era un occhio: c’era Lost. Alla prima interruzzione pubblicitaria ero in piedi sul divano, con l’ennesima sigaretta di tensione e meraviglia in bocca, che pensavo: Ma cos’è?!?! Ma quanto bella è?!?!? Da lì sei anni della mia vita hanno avuto come contorno la trama di Lost. E’ diventato un rituale.

Cos’è Lost? Il futuro, probabilmente. Non è una semplice serie televisiva. E’ ciò che è nato e cresciuto intorno, grazie e con essa che l’ha resa storica, prima ancora che leggendaria. I sottotitoli da appiccicare, la sigaretta da accendere all’inizio, le telefonate con gli amici per commentare le scene, le ore trascorse su lostpedia a verificare incastri e incontri, le giornate sui forum a sostenere o smontare teorie strampalate; Lost è tutto questo e molto di più. E’ condivisione di un fenomeno a livello globale.

L’ultima puntata è stata disarmante. Molte cose non mi sono piaciute, piuttosto tirate -come Locke Lazzaro- altre decisamente troppo sbruffone -il salto di James dalla rupe “de testa” o i meccanici che aggiustano un aereo nemmeno fosse fatto con i Lego-; altre tuttavia sono state commuoventi. E’ stata una grande passerella finale, con tutti i personaggi di nuovo in scena. Lacrime copiose per i coreani, il parto di Aaron, il bacio a Blondie, Shannon e Sayid. Vedere ognuno in quel “tempo non sull’isola” che a forza di flashback tornava a ricordare e lo faceva sempre con di fronte la persona più importante è stato emozionante. Incontrare nuovamente tutti, in quel modo, è stato molto bello. Molte risposte non sono state date, altre erano al di sotto delle attese, molte altre ancora sono state svelate lungo questa e le precedenti stagioni. Si è perso, ed è forse la pecca più grande, tra i molti messi in piedi fin dall’inizio, il filone narrativo dei due bambini: Aaron e Walt. Mi aspettavo lo riprendessero, ma non c’è stato nulla da fare. Walt nemmeno nella passerella finale l’ho visto, ma può essermi sfuggito (come Michael ora che ci penso, e tanti altri, Mr. Eko -che addirittura non si è mai più visto).

La trama, poi, ha avuto i suoi alti e i suoi bassi. E non l’ho certo capita. Probabilmente ci saranno migliaia di persone aggrappate alle discussioni dei forum che si lamentano per aver buttato via anni della loro vita, altri che entusiasti esalteranno la drammaticità del finale. Io non so che dire, ora come ora. Non ho capito il come e il perchè di alcune cose. Non importa, in fondo. Let go. La mia fede nell’isola è intatta.

p.s.: la mia fede è talmente ferrea che -poco prima di pubblicare questo post- mi sto ancora chiedendo: ma la bomba ha funzionato?

p.s.2: ok, hanno puntato sui sentimenti, il finale è fatto per non essere compreso.

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One thought on “it’s the end of the Lost as we know it

  1. Micheal non c’era perchè la sua anima era intrappolata sull’isola. Non meritava la redenzione a causa di quello che ha fatto (l’uccisione a tradimento di Ana Lucia e Libby).

    Walt avendo vissuto presumibilmente la gran parte della sua vita fuori dall’isola, non aveva legami coi losties tali da giustificare la sua presenza nella scena finale.

    Infine, Mr.Eko aveva già ritrovato la “pace” poco prima di morire, quando rivede il fratello Yemi sull’isola.

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