Brasile. Pt. 2: Salvador

02/03

A Salvador, all’alba, canta il gallo. Festeggia evidentemente l’ennesimo giorno di caldo tropicale, afoso, appiccicoso. Nulla di più soddisfacente del caldo. Salvador è una città disarmante per un europeo: edifici gioiosi e colorati come da bambini si affiancano a strutture derelitte; rumori e suoni si accavallano in un’escalation che sembra non voler finire mai. Eppure si sente qualcosa vibrare nell’aria: uno stato d’animo. L’incuria, la sporcizia, il disordine sono ingredienti importanti quanto le chiese barocche, le piazze, i ripidi vicoli; tutti amalgamati rendono il centro della città di una bellezza avvolgente, prima, travolgente poi. Non ci si può non innamorare di Salvador. Uomini e donne intenti nel loro lavoro, magari non sorridenti, ma sereni, nonostante tutto, non perdono occasione per fare rumore: un clacson, un fischio, un urlo. Anziani e bambini seduti ai bordi delle strade, minuscoli negozi improvvistati in ripostigli offrono merci, bambini scalzi e magri affilano e perfezionano tecniche per elemosinare qualche spicciolo. A Salvador c’è tutto ciò che potrebbe darmi fastidio eppure ne sono incantato.

03/03

Dopo un giorno di sonno da recuperare tra lenzuola umide di calore e inutili ventilatori, ancora, e per fortuna Salvador. Salvador il cui centro, patrimonio riconosciuto dell’umanita, O Pelourinho, resta una gemma: poche piazze e qualche vicolo. Vento caldo bagnato da una birra economica, Skol, servita in caraffe che ne preservano la gelida freschezza dissetante. Cerveçinha, la chiamano con affetto. Case colorate ed edifici pericolanti, Salvador, con gente seduta ai bordi delle strade, disponibili e gentile. Fuori dal centro, sugli autobus, un’altra città, caotica e derelitta. Autisti folli e spericolati lanciano gli autobus in quella che sembra essere una pazza corsa, sebbene la velocità sia moderata, i giri del motore, però, impazzano a numeri altissimi e insieme alle sospensioni inesistenti contribuiscono a rendere precaria e pericolosa ogni curva, con inclinazioni del mezzo davvero preoccupanti. Traffico e disordine per le strade di Salvador dentro e fuori dal centro; eppure e inaspettatamente non arrecano alcun fastidio o disagio: sono componente e sfondo di una città i cui colori, suoni e persone restano ricordi preziosi.

Ci siamo organizzati per il mare, quello vero: deserto, solitario. Nella bellezza della città una delle note dolenti è la sera che, in centro, pare poco frequantata a dispetto della nomea. A sua discolpa, forse, la bassa stagione -sebbene cosi bassa non sia- e il giorno infrasettimanale. Di piccoli dispiaceri, però, e lievi delusioni non voglio parlare. Domani mare, dopo quattro ore di autobus: costa nord di Salvador, quasi all’estremita dello Stato di Bahia.

27-29/03

Il ritorno a Salvador, prima della partenza, dopo tutto quello che è stato e i luoghi che abbiamo visitato è completamente diverso dall’arrivo. L’idea del ritorno, il concludersi di un’esperienza indimenticabile, diminuiscono l’entusiasmo e la pazienza per tutto ciò che Salvador non è: pulita, vivibile, sicura, accogliente. Quelle piazze e quei colori sono rovinati da una miseria, da una pericolosità, da una sporcizia che, prima di tornare, macchiano indelebilmente il ricordo.

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