Trilogia della fortezza. 2, Il labirinto

la prima parte, qui

Per ogni doppia fila di scaffali un corridoio intasato da nani piagnucolanti, seduti nei carrelli con mani tozze e paffute, indicavano strillando viziosi gli oggetti del loro desiderio; a calmare la loro sete di possesso streghe intirizzite e stanche, dagli occhi spenti e le rughe profonde, si spendevano in carezze e convenevoli, si adoperavano per raggiungere i prodotti ordinati più in alto negli scaffali che i nani indicavano schizofrenici. Nel reparto surgelati altezzosi uomini d’affari, vestiti di tutto punto scrutavano attraverso vetri appannati alla ricerca della pietanza più gustosa e meno problematica da cucinare. La pelle abbronzata e profumata, i capelli curati e tinti non nascondevano la loro solitudine cristallizzata in un gesto ripetitivo e autonomo, vittime anche loro come tutti di quel truce incantesimo. Alle loro spalle, come predatrici assetate, gironzolavano donne austere e bellissime, acconciate a festa, travolte dal desiderio di possesso e dal terrore dell’abbandono. Nei loro piccoli cestelli ogni tipo di verdura e prodotto biologico. Trascorrevano talmente tanto tempo intorno a quegli uomini fascinosi, statuari di fronte ai surgelati, che le zucchine e le cipolle avevano modo di marcire e germogliare. A quel punto abbandonavano la preda ambita per recarsi, sui loro tacchi vertiginosi, nuovamente al reparto verdure dove in sacchetti trasparenti di plastica raccoglievano quello che già una volta, e chissà quante altre, avevano lasciato andare a male. Della verdura che tenevano prima nel cestello avevano solo la cura di prenderla e lasciarla cadere a terra come se nulla fosse.

Ognuno teneva lo sguardo fisso, perso nel vuoto di quel terribile incantesimo. Ci fosse stato al mio fianco Kolhandris IV avrei avuto modo di chiedergli un suggerimento su come spezzare la magia, ma sapevo che forse nemmeno lui sarebbe stato in grado di aiutarmi. Ricordo che durante gli addestramenti mi ripeteva sempre, con voce stentorea: -Quando hai un problema, mio giovane amico, osserva nascosto, misura quanto distante si trovi la fine dall’origine e cosa li separi-. Non avevo del tutto capito, fino a quel momento, cosa intendesse. Quelle parole confortarono il mio animo che si era gettato nello scoramento per l’impresa troppo ardua che si poneva di fronte. Non sapevo quale fosse il mio compito, non intravedevo soluzioni. Decisi di attenermi alle parole di Kolhandris IV . Circospetto iniziai ad osservare i prigionieri incantati per capire se ci fosse un paradigma in tutto quel loro girovagare assente. Venni improvvisamente urtato. Temetti di essere stato smascherato e d’istinto ero pronto a reagire quando, voltandomi repentinamente, notai che a colpirmi non fu nessuna guardia, ma una vecchia borghese, anch’essa vittima dell’incantesimo, tutta tronfia del suo trucco, dei suoi gioielli, del suo abito firmato. Non mi capacitai del suo stato dal momento che la stirpe delle vecchie borghesi popolavano numerose il nostro territorio e causavano gravi danni alla Resistenza con le loro lamentele, i loro capricci, le loro pretese. Ogni ribelle le considerava affiliate al Dominus, eppure proprio nelle sue prigioni mi imbattei in quell’esemplare a dimostrazione di come non fossero quelle insopportabili donne nostre nemiche, bensì era semplicemente la loro natura a renderle indigeste e nocive. La vecchia borghese non mi guardò e non disse niente, proseguì oltre, imperterrita nel suo vagabondare tra gli scaffali. Sapevo che qualsiasi turbativa al normale procedere avrebbe insospettito i custodi del tempio che tutto osservavano e controllavano dall’alto. Doveva necessariamente essere così perché, dal momento del mio ingresso, non avevo notato nessuno che controllasse le vittime ignare. Mi accodai alla donna. Questo mi avrebbe fornito una copertura più solida dal momento che, anche se qualcheduno si fosse insospettito della mia presenza, non avrebbe certo potuto credere che seguissi quell’essere così fastidioso e supponente. Notai con tremendo disappunto come, sebbene fosse schiava di un incantesimo, scegliesse i prodotti che maggiormente si avvicinavano alla sua personalità: alimenti biologici, merendine note grazie alle pubblicità in televisione, latte parzialmente scremato, stracchino, orripilanti profumi nauseabondi, bagnoschiuma intrisi di aromi tropicali. Constatai che, come lei, anche tutti gli altri prigionieri sceglievano secondo il loro gusto sociale d’appartenenza. Seguendo la vecchia borghese non potevo certo imitare la sua raccolta di prodotti. Mi sforzai di mantenere un profilo sostenibile cercando di scegliere tutto ciò che potesse essere giustificabile e in sintonia con quanto avevo raccolto in precedenza: pancetta, cipolle, ketchup, sapone in offerta, olio per friggere, gorgonzola, costolette di maiale, pelati, fagioli in scatola, birra. Ci accingevamo al termine del nostro percorso e nessuno dei possibili nemici si era mostrato, a dimostrazione della bontà della mia copertura ma anche dei pochi passi avanti da me compiuti alla risoluzione del problema. Cresceva il nervosismo perché ero convinto che alle casse avrei finalmente visto il volto del nemico. Grande fu lo sconforto quando una distesa infinita di cassiere si mostrò ai miei occhi, tutte con lo sguardo perso nel vuote, incantate; nessuna fila intasava il lento e monotono circolare dei prigionieri tanti erano i nastri su cui venivano posizionate le merci prima raccolte. La vecchia borghese oltrepassò indifferente numerose casse libere e si infilò in quella contraddistinta dal numero 298. Convenni che ognuno aveva un numero prestabilito e il panico mi colse. Ancor oggi non perdo occasione per ringraziare gli spiriti che mi fecero ricordare le parole del buon vecchio Kolhandris IV: -Ad ogni uomo, mio giovane amico, devono essere concessi tre tentativi, sempre.- Non potevo tornare indietro, sarei stato subito smascherato. Quando arrivai, trattenetti il respiro e mi infilai alla cassa 333, sperando fosse di buon auspicio.

Annunci

One thought on “Trilogia della fortezza. 2, Il labirinto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...