Caratteri in città

Piedi veloci in scarpe leggermente troppo alte per seguire il passo elettrico che sostenevano le gambe svelte. Si incrociavano pericolosamente, guardandole di lato, con quelle del marito, vestite in un paio di jeans acquistati al mercato, goffe e dal passo ampio, mentre dall’altra parte del marciapiedi sostava un’anziana signora, con una borsa in mano. Dietro di lei veloci sfilavano tre adolescenti dal seno appena pronunciato, con la malizia nei capelli, mentre si atteggiavano tenendosi provocatoriamente per mano. Un ragazzo prossimo all’età della patente, incrociando il loro senso di sfilata, si voltava poi per scrutarle con desiderio rischiando di incocciare in una madre stanca che spingeva una carrozzina. Schivando il giovane la madre quasi urtava una coppia che camminava a braccetto lasciando trascorrere le loro prime ore d’amore con una leggerezza quasi sconsiderata.  La barista che stava spegnendo la sigaretta sul ciglio dell’entrata si voltò sorridendo a quel piccolo incidente tra pedoni. Mentre tornava a lavoro pensava a quanto avrebbe voluto poter camminare per strada con il suo uomo. Un cliente intanto, uscendo, la ringraziava e pensava che sarebbe tornato presto per cercare un contatto con quella barista così affascinante. All’uscita salutò velocemente un collega che sedeva sul bus diretto verso nord. Anche il collega si sbracciò con entusiasmo, procurando un certo fastidio all’altolocata signora che si atteggiava con fastidiosa altezzosità. Il passeggero in piedi al suo fianco reprimeva l’antipatia mentre ascoltava un pezzo commerciale sull’iPod. Una ragazza seduta in fondo avrebbe tanto voluto possedere anche lei un lettore di mp3 per non sentire ad ogni tragitto gli sciocchi discorsi degli studenti il sabato mattina. Proprio come stava accadendo in quel momento tra tre compagni di classe di un liceo privato. Si vantano dell’ultima sbronza e di quanto avessero retto l’alcool. Mentre scendeva dall’autobus un uomo vestito in giacca e cravatta pensava a quanto fossero giovani e stupidi, proprio come lui alla loro età, quei tre ragazzini, e a quanto velocemente fossero trascorsi gli anni che lo separavano dalla spensieratezza dell’adolescenza. Pochi passi più in là entrò in libreria dove ad accoglierlo c’era una commessa sorridente che dagli occhi lasciava trasparire la noia per un lavoro che non voleva fare. Consegnò qualche spicciolo di resto nelle mani rugose di un navigato professore le lenti degli occhiali del quale, troppo spesse e piene di aloni, lo costrinsero a fidarsi del resto presentatogli della commessa. Se ne andò con goffaggine. Qualche risatina di scherno percepì alle sue spalle. Era un gruppo di ex-studenti che, all’uscita, lo avevano riconosciuto e alla loro memoria repentinamente erano tornati le leggende che accompagnavano quel vetusto docente. Il gruppo si trovò presto perso nella morsa dei ricordi. Un passante, incrociandoli, percepì il nome dell’istituto da lui stesso frequentato anni prima e accelerò il passo dato che non aveva un felice ricordo. Il suo volto si incupì e fu notato da una donna, fresca di divorzio che sedeva e elegante e attraente ad un tavolo all’aperto di un bar raffinato come la sua femminilità. Un apprendista scrittore, in fila per i biglietti dello spettacolo teatrale, dall’altra parte della strada, già la osservava da qualche minuto. Rifletteva su come farla diventare un personaggio letterario esaltandone le qualità ed inventando una possibile personalità, un plausibile passato. La coppia di anziani, dietro di lui, sposi da una vita più lunga di quanto potessero ricordare, intimamente si rallegravano che i giovani, sebbene in numero minore, ancora facessero la fila per un posto a teatro. Alle loro spalle un marito devoto abbandonava il proprio posto per andare a comprare le sigarette di cui aveva un estremo bisogno. Pensava che, pur perdendo qualche posto, avrebbe meglio sopportato l’attesa fumando. Non sapeva che la donna la quale prese il suo posto non avrebbe tardato a lamentarsi dell’odore del fumo. Prima, però, si fece distrarre da un vagabondo che le chiedeva l’elemosina. Questi avendo ricevuto uno sgarbato rifiuto caracollò verso una coppia di suore che camminavano morigerate e svelte verso la chiesa poco distante. Le sorelle, tristi più nell’animo che nel volto, come da vocazione, a capo chino si lamentavano della sporcizia che infestava le strade della città. Degrado al cui proliferare contribuiva anche il losco figuro che appoggiato al muro gettava l’ultimo biglietto della lotteria non vincente, mentre aspettava un cliente ritardatario. Dalla porta vicina uscì un bambino con una bicicletta, entusiasta di vivere la sua vita.

A quelli che possono solo descriverla restano brevi istantanee da un balcone arrugginito di un pericolante bilocale.

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