I barbari / Alessandro Baricco

barbariSono scritti a puntate e usciti su Repubblica, ora  raccolti in un libro. Un saggio, si direbbe, che mira ad analizzare la mutazione in atto, ancor prima che nella società, nell’intimità dell’uomo. La teoria è affascinante sebbene non venga approfondita e dimostrata del tutto, forse volutamente, mantenendo così il carattere barbarico della questione. Baricco è sempre stato un autore che mi ha affascinato molto e al quale, però, mi sono avvicinato ogni volta con estrema cautela. Lo trovo uno dei massimi oratori, o meglio, “raccontatori” di storie (o se preferite narrazioni). Quando parla o spiega (alcuni direbbero pontifica e vaticina) incanta, inevitabilmente. Istintivamente, quando leggo Baricco, penso: Bello. Eppure difficilmente vado oltre, come se solo il Bello scrivesse. Questo però è un discorso che andrebbe affrontato per le sue opere di narrativa e non lo proseguirò qui. In questo saggio, perchè tale vuole essere, seppur a puntate, si tratta appunto della mutazione dell’uomo. Questa, e cito, è la sintesi della teoria di Baricco:

Quanto a capire in cosa consista, precisamente, questa mutazione, quello che posso dire è che mi pare poggi su due pilastri fondamentali: una diversa idea di cosa sia l’esperienza, e una differente dislocazione del senso nel tessuto dell’esistenza. Il cuore della faccenda è lì: il resto è solo una collezione di conseguenze: la superficie al posto della profondità, la velocità al posto della riflessione, le sequenze al posto dell’analisi, il surf al posto dell’approfondimento, la comunicazione al posto dell’espressione, il multitasking al posto della specializzazione, il piacere al posto della fatica.

Detto così, forse, vuol dire poco: un’accozzaglia di termini, il cui significato, però, una volta letto il libro, risulta evidente e logicamente scorrevole. Per i più interessati segnalo, qui, la conferenza dell’autore per la presentazione del libro, che enuclea e descrive i concetti chiave e può incuriosire la lettura maggiormente di quanto non abbia fatto io fino ad ora.

Per quel che mi riguarda, senza entrare nel merito del saggio, quello che voglio sottolineare è una nuova concezione di internet e della conoscenza, che sempre maggiormente sta prendendo largo: la condivisione. Dal più banale download dell’ultimo film porno ai social network quello che emerge è il valore della condivisione come strumento di conoscenza; parallelamente, l’assunzione di responsabilità della collettività alla creazione di conoscenza. Nessuno più, come accadeva fino a qualche anno fa, raggiunge un sito da cui trae passivamente le informazioni in esso contenute (come se stesse consultando un’enciclopedia o ascoltando un docente). Ora tutti sono partecipi nella creazione dell’informazione e della conoscenza; gratuitamente, poi, la condividono. Web 2.0, lo chiamano. Il movimento da verticale è ruotato, posizionandosi orizzontalmente. Qualcuno dovrebbe approfondire (concetto molto poco barbarico) seriamente la questione, non da poco, a mio parere.

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