W, o, Il ricordo d’infanzia / Georges Perec

E’ questo che dico, è questo che scrivo e questo racchiudono le parole che traccio, le righe che queste parole disegnano, gli spazi bianchi che traspaiono tra una riga e l’altra: se anche facessi la posta ai miperecei lapsus […], o mi perdessi a fantasticare per due ore sulla lunghezza della mantella di mio padre, o cercassi nelle mie frasi, ovviamente trovandole subito, squisite eco dell’Edipo e della castrazione, non troverei, pur ripetendomi, mai altro che l’ombra fugace di una parola assente alla scrittura, lo scandalo del loro e del mio silenzio: non scrivo per dire che non dirò niente, non scrivo per dire che non ho niente da dire. Scrivo: scrivo perché abbiamo vissuto insieme, perché sono stato uno di loro, ombra tra le ombre, corpo vicino ai loro corpi; scrivo perché hanno lasciato in me un’impronta indelebile e la scrittura ne è la traccia: il loro ricordo muore nella scrittura; la scrittura è il ricordo della loro morte e l’affermazione della mia vita.

Scrive per affermare la sua vita, Perec, in questo libro a metà tra l’autobiografia e il romanzo. Infatti due storie, racconta, una totalmente inventata, la seconda è un tuffo nella sua infanzia. Ricordi vaghi offuscati dal tempo trascorso e dalla pesantezza della guerra che di quella fanciullezza è stata severa compagna. La grandezza di questa opera resta la capacità strabiliante dell’autore di descrivere: ogni ricordo, infatti, viene presentato come nebuloso e incerto nelle sue caratteristiche, eppure, la maestria della penna di Perec riesce a rendere nitida l’immagine descritta e al contempo a non perdere quella vaga sfumatura di ricordo approssimativo e prossimo all’oblio.

Con le stesse modalità, ma con scopi diversi, l’autore ricostruisce la fantasia infantile di uno stato retto dall’ideale olimpico. La grandezza, qui, sta nella capacità di esplorare tutte le possibili caratteristiche e peculiarità di una società del tutto particolare. Una descrizione, in entrambi i casi, mai sterile e sbiadita, che non scade nell’elenco piano degli elementi, ma acquista sempre forme diverse, complesse, alte.

L’alternarsi delle vicende dell’uno e dell’altro brano avvicineranno poi il lettore ad una conclusione inaspettatamente comune ad entrambe le narrazioni, un finale che durante la lettura si può solo intuire.

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