Parcheggi e temporali

Cammini disorientato in una strada che riconosci, ma di cui non hai grande esperienza. Intorno case addormentate, giardini ordinati che riposano silenziosi, vie scure che si perdono lontano. Sopra di te nessun cielo stellato a guidarti, ma nuvole pesanti e nere; qualche lampo illumina il vento che rinsavisce la brace della sigaretta. Vento di pioggia: temporali estivi, li chiamano. Con le chiavi in mano, procedi agitato. Ti guardi intorno con la vana speranza di trovare la macchina che hai parcheggiato, qualche ora prima, chissà dove; o meglio, quello che tu ritenevi il posteggio si è rilevato essere sbagliato, perché, data l’evidenza, la macchina lì non era. Ti sei premunito di chiamare la polizia municipale per verificare non l’avessero rimossa, come già era capitato. La centralinista, con un certo cortese rammarico, ti ha informato che, purtroppo, nessun intervento era stato da loro compiuto dalle prime ore di questo mattino. Quindi -ragazzo mio- si va concretizzando l’ipotesi del furto. Ripensi, sempre più sconfortato, a quando eri sceso dalla macchina e ti eri incamminato alla festa. Riconosci, ripercorrendo quel tragitto, indizi e punti di riferimento che, prima, ti erano parsi irrilevanti: un parcheggio riservato ai residenti, un cassonetto dei rifiuti, una siepe. Aumenta in te la convinzione di essere passato sicuramente di lì e, quindi, di aver parcheggiato la macchina poco distante, in quella via, precisamente, anche se proprio di quella via non sei convinto, ed è questo l’ultimo barlume di speranza che ti resta. Forse non me l’hanno rubata, ripeti a te stesso per farti coraggio. Eppure la macchina, dove dovrebbe essere, non c’è. E’ la terza volta, come un vagabondo irrequieto, che passi per quella traversa dove una coppia, seduta sul marciapiede, si scambia affettuosi baci, i primi, forse. Non ti notano, presi come sono dalla passione, oppure sono stizziti dalla tua ripetuta comparsa, ma non dicono nulla per non rovinare il loro attimo di intimità, già fortemente compromesso dalla tua intrusione. Il vento aumenta di intensità, sembra incitarti a trovare, se non la macchina, una soluzione in fretta, che la pioggia, ti avvisa, non tarderà, violenta e insensibile, a bagnarti le ossa. Hai quasi perso le speranze, già ti immagini a camminare per la città e lungo la notte verso casa, con le mani in tasca e il capo chino, rammaricandoti della tua sfortuna, dei meschini scherzi del testino: tu, questa sera, non eri convinto di voler uscire, e adesso guarda in che guaio sei finito, fossi restato a casa, non sarebbe successo! Le senti già le gocce di pioggia picchiare contro le lenti degli occhiali, mentre rassegnato ti dirigi, prima che al tuo letto, alla caserma dei carabinieri per sporgere denuncia, per quanto possa servire in questi casi. Immagini il racconto della sventura che con livore presenterai ai colleghi, affinando la tecnica oratoria, per rendere il tutto un poco godibile. Ti decidi -è il vento che insiste e non ti lascia tregua- a chiamare un amico incontrato alla festa e salutato ormai quasi una mezz’ora di vagabondaggio fa, del tutto improduttivo. Lui e una vostra comune amica, dispiaciuti, si offrono, come da te richiesto, gentilmente, ti accompagnarti in macchina a perlustrare l’isolato, con un enorme guadagno in termini di tempo e di vantaggio acquisito rispetto all’imminente arrivo del temporale. Ricerca che si rivela infruttuosa perché batte le stesse vie che tu già hai percorso, senza risultati, a piedi. Quando -guarda- la ragazza al volante sterza in una via che mai prima d’ora avevi setacciato; hai la sensazione, nitida e ruvida, che presto sarai ricoperto di ridicolo da questi amici tanto premurosi che sono venuti in tuo aiuto. Infatti, dopo pochi metri, non distanti da dove tante volte sei passato con la tua andatura indolente, trovate -la vedi- la tua bella macchina impolverata. Con misericordia e quasi pietà ti dicono: è come aver acquistato una macchina nuova! Sono talmente gentili da non infierire; tu, imbarazzato e divertito, ribatti, ringraziando, e ti immoli insultandoti con bonaria colpevolezza. Li lasci con strette di mano, baci e abbracci. Eccoti, ora, al volante della tua bella autovettura, mentre canti la tua canzone preferita, alzando il volume. L’hai scampata bella, pensi, questa volta. Stizzito, il temporale attende il tuo ritorno a casa prima di piovere, ormai inutilmente.

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4 thoughts on “Parcheggi e temporali

  1. commento pulito, conciso e di grande efficacia: nonostante l’ora, mi sono fermata a leggere, spinta dalla curiosità. … e… aaaaaaaaaahhhhahahahah 😀 😀 😀 ahahahahahah!!!

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