Le città invisibili / Italo Calvino

citta-invisibili1Italo Calvino. Non sarò certo io ad aggiungere parole nuove, o a ripeterne altre già usate -quando non abusate-, sulla sua opera. Non ho dimestichezza con la critica, né posseggo adeguate competenze anche solo per accennare un’analisi ben concepita de Le città invisibili. E’ un libro –un romanzo può essere sia riduttivo sia eccessivo- che molti hanno letto e, per fortuna, molti leggeranno. L’ultima frase è una di quelle frasi che un adolescente può, entusiasta, scrivere sul diario circondato da cornici greche o un adulto rileggere come monito, quando non come sprono, per affrontare una responsabilità che stenta a sostenere. Detto questo, che è ciò che di più banale si possa dire, volevo soltanto aggiungere una cosa, utilizzando proprio Le città invisibili come esempio. Daniele Silvestri in Sogno B canta: “direi che leggere è comune, ma se per qualcuno è un mezzo per moltissimi è il vero fine, l’unico momento lieto in tutta la giornata, che poi quello che leggi al cesso spesso è già una gran cagata … in ogni caso è il posto in cui sei solo con te stesso ed è per questo che le mie canzoni nascono sul cesso“. Ora, in bagno, tento di leggere pagine che non siano una gran cagata. Per ottenere questo scopo, è ovvio, ho dovuto stabilire una serie di caratteristiche ben precise, per la maggior parte formali, che potessero rispondere adeguatamente ai miei bisogni. Questo il risultato: il Libro da cesso deve: a) essere maneggevole, di piccolo formato; b) essere di breve durata -non superiore alle 200 pagine, con qualche eccezione-; c) avere una suddivisione frequente dei capitoli che non devono essere troppo ampi –questa condizione favorisce l’eccezione di cui al punto b)-

La situazione ideale è quando in un romanzo si manifestano tutte e tre le caratteristiche, ma anche due punti, dei tre richiesti, può dirsi un buon risultato. Tutto questo è necessario soprattutto per una questione di tempo che, per quanto possa definirsi lungo per ciò che stiamo facendo in bagno, può ben dirsi esiguo rispetto all’abitudine concessione di minuti -se non ore- che offriamo alla lettura. I paragrafi aiutano, quindi, a non lasciare la trama in sospeso, offrendo una scansione che possa il più frequentemente possibile coincidere con il tempo che trascorriamo in bagno. Inoltre, data la posizione non abituale e non consona che assumiamo in bagno mentre leggiamo, è assolutamente decisivo maneggiare un libro agile che non stanchi le braccia, non intralci lo sfogliare delle pagine, non dia noia in un momento in cui già siamo molto impegnati.

Capite bene, dunque, come Le città invisibili siano un prototipo perfetto della categoria Libro da cesso –lascio questa definizione con intento palesemente provocatorio e sarcastico-. L’edizione pubblicata da Mondadori, alta 19 centimetri (arrotondati per eccesso), con una sequenza di 164 pagine risponde adeguatamente alle richieste dei punti a) e b). L’opera, poi, è stata strutturata dall’autore in undici parti (aperte e chiuse da brevi brani) a loro volta suddivise in capitoli i quali a stento superano le due facciate, quando già non si concludono a mezza pagina. Risulta evidente come questa organizzazione sia l’esempio lampante dei requisiti di cui al punto c).

Non voglio apparire blasfemo, solo tento, nel mio piccolo e nel mio privato, di evitare di leggere Novella 2000! Questa griglia selettiva, infine, può essere assai feconda: aiutando a scegliere nelle sconfinate praterie di scaffali Libri da cesso, si possono scoprire piccoli gioielli, come Le città invisibili sono.

Del prossimo Libro da cesso, già iniziato avendo concluso quello di Calvino, parleremo quando lo avrò finito, metabolismo permettendo!

Dato che non sono più adolescente e non del tutto adulto lascio, in conclusione, scarna e leggera, la frase più celebre, forse, de Le città invisibili:

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

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One thought on “Le città invisibili / Italo Calvino

  1. Carissimo! Arrivo qui con un ritardo imperdonabile per farti tanti auguri per il tuo ventiseiesimo compleanno…spero che tu abbia saziato almeno le tue pupille con le mie dolcezze visto che non posso in nessun altro modo farti assaggiare i miei dolcetti!
    Riguardo questo post…non avevo mai considerato “le città invisibili” come un “libro da cesso”, devo fare la prova, anche perchè si unisce l’utile al dilettevole: svuoti l’intestino e riempi la mente!
    Devo dire però che novella duemila ha un effetto ben più devastante, è più adatto a stitichezze acute che ad una normale evacuazione giornaliera: apri la rivista e basta la faccia di Fabrizio Corona per liberarti di pesi che ti porti dentro da mesi! Altro che bifidus essensis della Marcuzzi!
    Ti saluto…aspetto aggiornamenti sulla prossima “lettura da cesso”!

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