Birre e danze country

Per alcuni la birra deve essere spillata con un procedimento rituale, quasi sacro. Notevole importanza ricopre la schiuma che, morbida e vaporosa, galleggia, tracimando il bordo del bicchiere. Quel cappuccio di schiuma è pronto per essere decorato con un cuore dagli innamorati che siedono uno di fronte all’altro mentre si guardano con occhi teneri, o soffiato verso uno dei commensali dal più burlone della compagnia, o ancora assaporato dall’appassionato intenditore durante primo sorso, lungo e meditativo. Per i primi l’essenziale è la consistenza fugace della schiuma sulla quale incidere simboli d’amore che già sono impressi nei loro cuori; i secondi invece prediligono l’aspetto quantitativo per rendere più clamorosa la loro guasconata; gli ultimi, invece, considerano la schiuma, la sua consistenza, elemento fondamentale per giudicare la qualità della birra. Bevanda allegra, la birra, estiva e dissetante. Impreziosita dalle bollicine che stuzzicano e solleticano il palato, annunciata dalla schiuma, densa o morbida a seconda delle varianti, gustata nel suo sapore amaro che riposa nel palato. Bionda, rossa, scura, come i colori delle bandiere tedesca e belga (nazioni rinomate nella produzione di birra): ognuna di esse si accompagna ad un particolare bevitore. Per la prima un occasionale e frettoloso soggetto, seduto in un pizzeria o in un bar durante un pomeriggio anonimo, il secondo più sofisticato, esigente ma moderato, il terzo più impavido con il rischio sempre dietro l’angolo di risultare artificioso e spocchioso. Per bere birra, quale che sia, come per ogni altra cosa, occorre stile, qualità spesso trascurata o poco riconosciuta e apprezzata. Ci sono poi le birre da sagra di paese, annacquate e a basso costo, che si susseguono in compagnia di risate e canti stonati; quelle da pizzeria utili più ad accompagnare il cibo che ha soddisfare un vizio; infine le birre da pub o birreria, ricercate e corpose, le quali, per la tradizione che tramandano, necessitano di impegno e attenzione. Queste ultime, inoltre, chiedono a gran voce un mastro birraio o un semplice cameriere abile e capace a spillarle. Lo stesso locale troverà giovamento nell’usufruire dei servigi di un dipendente competente. La clientela, infatti, resterà incantata ad osservare l’antica arte della spillatura della birra, quale essa sia, con le varianti che ciascuno, per differenziarsi e farsi grande agli occhi altrui, si prodigherà di affinare. La birra, come il vino e tante altre bevande o pietanze, hanno il loro territorio, i loro affezionati, il loro spazio. E certo un capiente boccale di birra trova la sua degna sistemazione tra le mani forti e ruvide di omoni appassionati di quella America sudista che, se non ha brillato per i diritti civili e politiche d’integrazione, ha ben raccolto le tradizioni dei popoli da cui ha avuto origine producendo la musica country e regalando al rock sonorità che ancora divampano nelle autoradio di ragazzi lanciati in autostrada verso nuove, spensierate estati. Si trovano, nascosti in agriturismi sperduti nelle campagne, uomini ruvidi e sereni, donne con piglio aggressivo e una femminilità appena annunciata, vaga, ma al contempo esuberante. Nell’abbigliamento rispecchiano i luoghi comuni più immediati: un ampio cappello a tesa larga, spesso abbassato sulle spalle, legato al collo con un filo, camicie a quadri e jeans consunti, stivali a punta con tacco pronunciato. L’andamento è fiero, la giovialità ridondante. Come di fronte ad ogni comunità così altamente caratterizzata, il forestiero si sente escluso, quando non già malvisto e respinto. Accade a volte, però, che un estraneo incontri, magari in un contesto non prettamente di quella ristretta società, una persona che da poco è entrata a farne parte. Succede che in una birreria tappezzata di tenebrosi manifesti di gruppi metal, si impari a danzare il country. Ci sono anche perfetti incapaci che si lanciano, insieme ai corsisti, nella pista, tutti goffi e indaffarati ad apprendere quei semplici e ripetitivi passi, il cui fascino non risiede tanto nella complessità del loro dipanarsi, ma nella scioltezza con la quale vengono disegnati dal corpo e dalle gambe in primo luogo. Forse è anche per questo che quei movimenti appaiono, ad occhi inesperti, così seducenti se ad eseguirli è una ragazza la quale, seppur si intuisca non essere una professionista, già dimostra una certa predisposizione a seguire la musica con naturalezza ed eleganza. Accade ancora -e sembra già tutto scritto per essere racconto- che quella stessa ragazza, come prescrive il ballo di gruppo, abbastanza frequente nella musica country, tenda la mano all’inesperto che poc’anzi si era gettato nella pista, e lo faccia non tanto con uno sguardo annoiato o svogliato per l’evidente differenza di competenze, ma con un sorriso divertito, quasi irrisorio, e con occhi luccicanti. Quella sua stessa mano, poi, non si limita a stringere quella sudata per l’imbarazzo del goffo ballerino –se benignamente vogliamo già chiamarlo così- ma si prodiga ad accompagnarlo nella matematica dei numeri da contare in armonia con le battute della musica, lo indirizza e gli suggerisce i movimenti da eseguire, con i tempi e i modi opportuni. E’ talmente naturale e spontanea, poi, che non riserva qualche affilata battuta riguardo gli scarsi risultati, nonostante il suo impegno, del goffo ballerino a cui tante premurose attenzioni ha rivolto. Potrebbero accadere tante cose ora, e delle più diverse. Finita la musica potrebbero, i due, stringersi in un abbraccio ridendo più dell’uno che dell’altra, oppure, se il destino volesse essere benigno con loro, legarsi in un fin troppo romantico, se non già scontato e melenso, bacio solleticato da una passione improvvisamente fiorita; potrebbero ancora lasciarsi con un inchino laddove il goffo apprendista, conscio della suo fallimento, tornerebbe, senza però vergogna, al tavolo dei suoi amici a dissetarsi con una fresca birra; e la ballerina, divertita, presto dimenticherebbe il ballo appena concluso, incalzata dalle note del successivo che pronte si sarebbero fatte sentire. Potrebbero, infine, parlarsi al termine della lezione, in prossimità dell’ora di chiusura, fumare una sigaretta insieme e scambiarsi i rispettivi numeri di telefono per incontrarsi in un futuro che, forse, entrambi, sperano il più vicino possibile. Di questo, di quello e di quell’altro ancora, di ciò che potrebbe, poteva o che sarà, poco ci importa. Resta in quel locale metal la leggerezza di un incontro tipicamente country, la sensualità di gambe capaci e femminili, la semplice armonia di due occhi genuini che sorridono divertiti ad uno sprovveduto incantato.

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