Indeterminatezze

Quando spense il televisore per andare a coricarsi non sapeva che, svegliandosi l’indomani, non avrebbe trovato intorno a sé la stanza che aveva guardato, distratto, nell’attimo in cui le palpebre mescolano il sonno con la veglia e calano, quasi controvoglia, come un sipario di velluto. Non avrebbe nemmeno riconosciuto il suo corpo, perché ne sarebbe stato privato. Avrebbe avuto solo la fastidiosa sensazione di esistere, senza materia. Avrebbe ipotizzato di alzarsi, non avendo più le gambe a sorreggerlo; avrebbe anche indossato l’abito da lavoro se avesse avuto delle dita agili che incoccassero i bottoni nelle asole. Avrebbe sentito nella sua bocca asciutta scivolare quella solleticante voglia di dolce, che avrebbe potuto chiamare fame, se avesse avuto delle labbra e una bocca per parlare e per sfamarsi. Si sarebbe certo affacciato alla finestra per guardare il mattino nascere tra i tetti dei condomini se avesse avuto ancora gli occhi per vedere. Quello che non poteva immaginare era di esistere senza materia. Non lo sfiorava nemmeno lontanamente il pensiero che sarebbe stato cosciente, ma volatile e inconsistente come un capriccio. Non avrebbe certo inteso subito la sua nuova condizione; avrebbe giurato con tanta veemenza di essere lì quanto, con altrettanta angoscia, non avrebbe saputo rispondere alla domanda, che si sarebbe posto subito dopo, su dove, realmente, fosse. Quella stessa paura lo avrebbe colto e condotto nel disorientamento totale quando avrebbe affrontato l’altro lato di un poliedro di cui non riusciva a intuire il numero di facce, cioè che cosa fosse diventato e, di conseguenza, se ancora fosse appropriato definire il suo stato come esistenza. Si sarebbe chiesto, in conclusione della vertigine teorica in cui era stato risucchiato, se ancora fosse qualcosa. Avrebbe percorso inquieto i quattro lati della stanza se un paio di piedi, che più non aveva, gli avessero concesso ancora di camminare; affannato avrebbe riflettuto sul bizzarro e angosciante accadimento che gli era capitato se il suo cervello non si fosse dissolto come il resto della sua persona. Se ne sarebbe fatto una ragione, dopo ore disperate, se avesse avuto un cuore con il quale versare lacrime di dolore e una ragione con cui razionalizzare. Quello che è certo, avrebbe in fine concluso, in questo deserto di indeterminatezza, è che esisto perché penso. Si sarebbe aggrappato esausto alla filosofia come un naufrago in balia delle onde si aggrapperebbe ad una fune appesa ad una nuvola passeggera. Non sarebbe riuscito a tranquillizzarsi, però, a causa della sua incapacità di concepire, lui inesistente, un mondo che a tutti gli effetti, sarebbe dovuto essere concreto e vivo. Poteva esistere qualcosa intorno a lui -o al di fuori di lui- se lui per primo non era? Il grande dubbio che gli avrebbe asciugato il sangue nelle vene, se avesse avuto ancora sangue corrente, era che tutto ciò che avrebbe percepito di esterno facesse parte, in realtà, se ancora ne esistesse una, della sua indeterminatezza. Fosse, cioè, una traccia remota di qualcosa che non era più, esattamente come il suo corpo. Anche lui, traccia sulla sabbia, si sarebbe reso disponibile all’onda del tempo che presto lo avrebbe portato via con sé. Avrebbe aspettato, quindi, nella convinzione che il tempo gli avrebbe accordato il sollievo, senza immaginare che ciò non sarebbe mai accaduto. Si sarebbe accomodato nella sua impalpabile presenza senza la possibilità di tirare un respiro di sollievo, giacché di aria non ne aveva bisogno, ma soprattutto ne era privo quel luogo che non c’era e nel quale lui non si trovava. Sarebbe riuscito a raggiungere quella quiete, infine, se solo, anche per un attimo, fosse stato. Il televisore era ancora acceso, nessuno lo guardava.

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One thought on “Indeterminatezze

  1. Carissimo!Grazie per esser passato a trovarmi…un biscottino prima di andare a nanna addolcisce i sogni!
    A proposito di ciò che scrivi…io mi sento così indeterminata…sarà grave? Non tanto come “una traccia remota di qualcosa che non è più” ma come un primo passo di qualcosa che deve ancora essere!
    Un saluto affettuoso…buon fine settimana!

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