Pavimenti

Trovò nel cappello una lenticchia. Avrebbe potuto recagli fortuna se avesse prestato attenzione alle superstizioni. Soldi racconta la tradizione. Raccolse nella morsa del pollice e dell’indice la lenticchia e la schiacciò con veemenza. Afferrò la tesa con una mano, portò repentinamente e con disappunto il cappello ad incocciare con il pugno della seconda. Rimodellò le forme prima di posare l’accessorio sul capo stempiato. Lo aggiustò in elegante posa e si diresse alla porta. Alla maniglia trovò appeso un nastro viola di seta. Sbuffò per il nuovo disguido. Si rammaricò anche nell’accorgersi che il nodo era molto stretto. Dovette impegnarsi a lungo per scioglierlo. Con pazienza allentò il nastro e liberò la maniglia dall’ospite sgradito. Quando tentò finalmente di uscire si rese conto di essere chiuso in casa. Le chiavi non erano nella serratura, dove credeva di averle lasciate la sera prima, e non sapeva dove potessero trovarsi. Diede un rapido sguardo preoccupato alla stanza cercando nei luoghi che immediatamente reputava possibili nascondigli dell’articolo perduto. L’irritazione cresceva per il malaugurato disguido. La prima ricerca sommaria non diede riscontri positivi; si rassegnò, quindi, ad intraprendere un’indagine a tappeto più approfondita. Si accovacciò per verificare se le chiavi non fossero cadute sotto il tavolo. L’occhio cadde sul pavimento piastrellato. Aveva sentito dire che l’ordine si nascondeva nella geometria. Se fosse stato vero avrebbe trovato le sue chiavi, dato che ogni cosa dovrebbe essere al suo posto e, anche qualora così non fosse, se avesse decifrato le regole che sottostavano alla geometria, sarebbe riuscito ad evidenziare ciò che in ordine non era: le chiavi, nel suo caso. Notò quanto geometrico fosse il posizionamento delle piastrelle sul pavimento. Decise di iniziare da lì la sua ricerca non sapendo da dove altro punto partire. Era piuttosto perplesso, ma abbastanza curioso da fare un tentativo alla ricerca di una conferma. Si chinò e con l’indice prese a seguire le linee delle piastrelle. Ogni trenta centimetri era solito incontrare con il dito una stessa linea che incontrava perpendicolarmente la direttrice della sua marcia, disegnando un angolo retto. Ogni volta cambiava direzione. Si sentiva come all’interno di un labirinto. Tentava, percorrendo tutte le possibili strade, di mappare la superficie, come se non avesse una visione d’insieme del pavimento, che invece avrebbe potuto possedere se solo avesse alzato lo sguardo. I suoi occhi erano fissi sul profilo delle piastrelle che seguiva pedissequamente. Procedeva cauto lasciando in avanscoperta l’indice come un pioniere moderno. Si domandava se esistesse una geometria piana e se in quel momento ne facesse parte. Mentre avanzava, chiuso in sé, come ipnotizzato dalla ragnatela di segmenti paralleli che si intersecavano, iniziò a confondere la loro rettitudine per lungimiranza. Il percorso che stava compiendo carponi aveva acquisito involontariamente un senso profetico. Ad ogni svolta ripercorreva il tragitto fin lì percorso e alla mente riportava un episodio della sua vita che aveva da tempo dimenticato. Non era un atto volontario. Ogni piastrella, ogni segmento acquisivano un senso, oltre che una direzione che già possedevano, intimamente simbolico. L’intersecarsi delle linee era la chiave di svolta per cambiare direzione di marcia e sfogliare una nuova pagina del suo passato. Esplorando così il suo pavimento, ripercorse gli anni trascorsi della sua vita. Era una raccolta di istantanee, ognuna delle quali doveva essere collocata sulla giusta piastrella. Si trovò, quindi, ad ordinare la sua vita accovacciato sul pavimento. I suoi movimenti si fecero più agili, mentre guadagnava terreno e accomodava gli eventi vissuti. Si avvicinava freneticamente al suo presente, in misura uguale alla velocità con la quale, involontariamente, si stava avvicinando alla porta d’uscita. All’ultima svolta ricordò la cena della sera precedente quando venne investito da un pugno di lenticchie lanciato con rabbia. La rivide alzarsi, mentre lui chinava il capo cercando conforto nei palmi delle sue mani; sentiva il rumore sordo dei suoi passi mentre se ne andava. Con speranza attese un ripensamento quando, senza alzare lo sguardo, la percepì immobile poco prima dell’uscita. Sospirò esausto, invece, nel momento in cui sentì la porta aprirsi e subito dopo chiudersi dietro di lei nel silenzio del suo addio. Era giunto alla fine dell’ultima piastrella. L’indice destro era sull’ultimo punto d’incrocio del pavimento che non aveva ancora raggiunto. Si accorse di stringere, nella mano sinistra, le chiavi di casa. La sua vita era ordinata, ora, ma comprese quanto non fosse in ordine. In prossimità della porta, infatti, giaceva un nastro viola di seta.

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