la povertà mette ordine
01/23/2012 Lascia un commento
pensò, mentre lavava i piatti, preparava la colazione e il pranzo per il giorno dopo.
nuovi spazi con vivaci solitudini e intrepide inquietudini
01/23/2012 Lascia un commento
pensò, mentre lavava i piatti, preparava la colazione e il pranzo per il giorno dopo.
01/22/2012 Lascia un commento
Un album bellissimo quello de Leisure Society. Siamo nella scena indie folk britannica, e il genere è quello orchestrale, chamber pop, che apprezzo con sempre maggiore trasporto ed entusiasmo. Questo lavoro è un’altro mattone sul muro di uno stile di fare musica che mi piace molto. I brani sono ben suonati, con la caratteristica di essere ampi nel loro respiro, orchestrali, appunto, e di avere una coralità che lascia ampio spazio alla immaginazione e alla piacevolezza dell’ascolto. E’ un genere che ho imparato ad amare da Sufjan Stevens in poi, e se certo non si possono accostare i Leisure Society al genio americano, altrettanto vero che chi apprezza il buon Sufjan molto probabilmente sarà felice di aver ascoltato questo album, davvero particolare e notevole.
01/22/2012 Lascia un commento
Un bel disco, semplice, curato, senza pretese ma anche senza cadute di stile . Mondo Amore di Nicole Atkins si lascia ascoltare molto volentieri. Ogni singolo pezzo aggiunge qualcosa all’atmosfera dell’album, sono tutti brani molto orecchiabili. Ma forse orecchiabili non è il termine giusto, direi più che ogni canzone è piacevole all’ascolto. Ecco sì, piacevole, nel senso che non lascia entusiasti eppure non delude mai. Un disco pop, influenzato come solo il pop sa essere da molti altri generi, dal soul, al country, al rock. Ogni pezzo potrebbe essere lo sfondo di una scena in un film ambientata in un locale newyorkese dove la cantante si sta esibendo. Uno di quei locali che fanno tendenza, dove suonano quelli bravi e di nicchia; uno di quegli spettacoli dove il gruppo suona, la cantante canta le sue belle canzoni, la gente ammassata balla divertita, tutto molto indie. Il disco è nel complesso molto equilibrato non stona mai, non esce mai dal recinto, è un disco equilibrato e ben confezionato. Proprio un bel disco, come ho già detto, piacevole all’ascolto.
01/15/2012 Lascia un commento
E’ paragonabile un film a un romanzo? Per certi aspetti sì: in entrambi una storia viene raccontata, attraverso una suddivisione in capitoli per il romanzo e in scene per il film. E paragonare un romanzo a una serie televisiva? Allo stesso modo sì: i capitoli di un romanzo possono essere tranquillamente paragonati alle puntate di una serie TV. L’elemento è la narrazione che, in qualche modo, prosegue. Black mirror è una miniserie televisiva britannica. E non è un romanzo, ma una raccolta di racconti. Sono tre puntate, o se preferite tre racconti. Cast diversi, ambientazioni diverse, storie diverse. Eppure tutti hanno un tratto comune, nella loro diversità. La caratterizzazione è un futuro prossimo tecnologicamente avanzato nel quale la tecnologia svolge un ruolo dominante, se non deleterio e paranoico. Nel primo episodio la Principessa inglese viene rapita. L’unica condizione per il suo riscatto è che il Primo Ministro inglese, alle 4 del pomeriggio, in diretta nazionale e satellitare, abbia un rapporto sessuale con un maiale. Nella seconda puntata un grandissimo Daniel Kaluuya (Psychoville, The fades) è come molti altri rinchiuso in una struttura altamente tecnologica dove vive e soprattutto pedala, per raccogliere crediti al fine di partecipare a un talent show. La terza puntata descrive come un dispositivo che permette di salvare e rivedere ogni istante della propria vita possa condurre al termine di un amore. Una miniserie davvero imperdibile, come solo i britannici sanno confezionare. Imperdibile perchè oltre all’ottima fattura con la quale è stata confezionata, davvero lascia senza fiato e fa molto riflettere. Credo una delle cose più belle che abbia mai visto negli ultimi anni.
p.s.: e poi è una trilogia, e a me le trilogie fanno sempre impazzire!
12/11/2011 Lascia un commento
Mini serie britannica in sei puntate! Best serie 2011! Trama, scarna e in poche parole: i morti non riescono ad ascendere, restano intrappolati sulla terra, ma trovano un modo per tornare in carne e ossa, e interagire con i viventi, non certo per far loro del bene. Gli angelici sono i custodi dei punti di ascensione e contrastano queste ombre. Paul un nerd sfigato risulta essere una sorta di prescelto, per dipanare il casino. Poca roba, direte voi. Eppure, invece, tanta roba. Una serie fatta divinamente, con un ritmo incalazante. Spettacolare ambientazione, ottimi dialoghi, bellissime battute, frequenti citazioni. Si ride anche, e parecchio. La prima puntata fa un po’ paura, poi per il resto ritmo ed emozioni. Ben concepita e ben fatta. Assolutamente da vedere.
11/14/2011 Lascia un commento
Leggo qui e qui, e penso che nel mondo ci sono veramente delle menti geniali.
11/12/2011 1 commento
Senza particolari motivazioni questa lista, quasi casuale, riguarda quelle canzoni che quando si incontrano nel random si è sempre felici di ascoltare. Riguarda quelle canzoni che non smetteresti mai di ascoltare, in pieno loop, anche di seguito, per ore. Non so bene perchè. Sono diverse le une con le altre, ma sono dei pezzoni. Le raccolgo qui, in ordine sparso, buon ascolto.
The wizard / Uriah Heep: l’intro è di quelli che non si dimenticano, evocativo e caratteristico. La canzone, abbastanza breve, è perfetta nella sua struttura. Il testo, stupendo. E’ stata la prima canzone, di questo genere, di quelle che continueresti ad ascoltare, che ho ascoltato. La prima volta ho ripetuto l’ascolto per circa dieci volte consecutive, estasiato.
Buffalo Bill / Francesco De Gregori: non si può non amare un testo come quello di Buffalo Bill. Se avessi potuto scegliere tra la vita e la morte, tra la vita e la morte avrei scelto l’America. E’ vero, musicalmente non è nulla di ché, ma il testo, il testo è qualcosa di spettacolare. Ognuno di noi, credo, vorrebbe potere una volta firmare, con il proprio nome firmare, e il proprio nome è Buffalo Bill.
Cupe vampe / C.S.I.: pezzo spettacolare, intro da brividi. Ho inziato a scoprire Giovanni Lindo e compagni attraverso questo pezzo, il primo che abbia ascoltato attentamente. Adoro i testi dei C.S.I., e questo è uno degli esempi stilistici che preferisco. Musica e parole sono intense, epiche, tragiche. Ci fotte la guerra che armi non ha, ci fotte la pace che ammazza qua e là.
Candy’s room / Bruce Springsteen: una batteria travolgente, trascinante e irrefrenabile accompagna il pezzo. L’assolo di chitarra è da brivido, entusiasma ed esalta. Il Boss è anche questo pezzo, sempre velato di tristezza, sempre incredibilmente rabbioso ed energico, eppure così speranzoso. La si sente, sempre, in ogni sua canzone, quella speranza macchiata di disillusione. Da brividi, ogni volta
Nightingale-December song / Sunset Rubdown: ho scoperto questo album -Dragonslayer- quasi per caso, e me ne sono innamorato. Il brano in questione mi piace quasi inconsciamente. Ha qualcosa che mi smuove, dentro, ogni volta. Sarà il ritmo, sarà il tono alto e aulico, ma non riesco a star fermo e a resistergli.
Precious things / Tori Amos: ho già parlato di questo brano. Dico solo che ogni volta mi commuovo. Ha una forza indescrivibile, crea un coinvolgimento emotivo da panico. La cara buona vecchia Tori, tornasse a fare di questi pezzi! Fatico a parlare di questa canzone, basta seguire la tensione del pianoforte, la tensione che crea, e gli spazi che si aprono in occasione del ritornello, per capire quello che intendo.
Suggestionabili / Paolo Benvegnù: intimo, un flusso di coscienza avvolgente e pungente si snoda a volte contorto e a volte lucidissimo lungo tutto il testo della canzone. Un testo di un’imbarazzante bellezza, ben accompagnato dalla musica. Una di quelle canzoni che ogni volta ti soprende per una frase che fa particolarmente al caso tuo, in ogni momento della tua giornata o della tua vita. Io sono l’ultima cosa che mi rimane, sarò la prima cosa che avrò.
Bullets / Archive: un grandissimo album -Controlling Crowds- un grandissimo pezzo, questo. Trip-hop si direbbe. Ma è anche qualcosa di più: un pezzo riuscitissimo, di quelli che capitano poche volte in carriera. Perfetto per atmosfera, ritmo, melodia. Coinvolgente e bellissimo.
Amor vincit omnia / Pure Reason Revolution: dall’album omonimo l’ultima traccia è questa. Un’atmosfera metallica e dolcissima circonda la prima parte del brano, per lasciare spazio poi alla travolgente sequenza di amor vincit omnia. Lirica e coinvolgente la canzone non lascia indifferenti.
I want to be well / Sufjan Stevens: non poteva mancare il genio. Un brano fantastico, unico, come solo lui sa scriverne. C’è tutto, o quasi, il Sufjan di oggi che amo, dal falsetto, ai ritmi e alle melodie uniche nel suo genere, che è tutto suo. Un brano da ballare, da godere e sentire. I want to be well, I want to be well, I want to be well…, e che sia di buon auspicio per tutti.
11/09/2011 Lascia un commento
Da quasi due anni sono presidente di una cooperativa che si occupa di servizi alle biblioteche. Ho assunto l’incarico quando ancora la crisi, almeno nel nostro settore, non era arrivata così pesantemente come si sta mostrando oggi, anche se già allora le avvisaglie erano ben chiare. Non avendo alcuna competenza manageriale, nè conoscenze giuridico economiche sulla gestione di un’impresa, ho iniziato a frequentare corsi di formazione tenuti da esperti e a partecipare a convegni, la maggior parte dei quali organizzati da Confcooperativa, a cui la cooperativa è associata.
Il dato che ricavo, in merito alla crisi, è che a tutti i livelli, dagli amministratori delle PMI alle figure più alte, anche a livello europeo, nessuno ha la più pallida idea di come uscire dalla crisi, e nessuno sa per certo prevedere cosa possa succedere, nè nel breve periodo, nè nel medio lungo. L’ultima conferma di questo è stato un dirigente che lavora presso l’Unione Europea nell’associazione di categoria che tenendo una lezione a Brescia ci ha consigliato di aumentare i ricavi e ridurre i costi. Bhè grazie, non ci avevo pensato. Ma ripeto questo è l’ultimo di una lunga lista. Spesso però, nei discorsi vuoti di proposte e prospettive, emergevano quasi inconsapevolmente alcune frasi, buttate lì distrattamente, che chiarivano bene l’incapacità di capire come diavolo uscire dalla crisi. Ne riporto solo tre, ed è interessante notare come la prima è stata proprio la prima frase che ho sentito di questo tipo, all’inizio del mio primo corso di formazione. La seconda e la terza, invece, sono le ultime che ho avuto l’occasione di registrare. Le trovo perfette, correlate, e illuminanti.
Ecco, questo quello che dicono gli esperti, come a dire, non sappiamo più dove andare a sbattere la testa. Noi, teniamo botta. Ci proviamo, almeno.